sabato 4 dicembre 2021

Gesù Bambino, Babbo Natale e lo Stato


di Joel McDurmon

L’approssimarsi del periodo natalizio vede il diffondersi di immagini di un sorridente Babbo Natale (Santa Claus in inglese, derivato dall'olandese Sinteklaas, San Nicola). Ma nella vicenda del santo, a cui si ascrivono le origini di Babbo Natale, lui non era probabilmente stato proprio così sorridente. Vera o meno che sia la leggenda che lo circonda, essa ci ricorda solennemente che vale sicuramente la pena combattere per la verità intorno bambin Gesù .

Buona leggenda, migliore dottrina

Secondo quella leggenda, San Nicola partecipò al Concilio di Nicea nel 325 d.C. Questo fu, come è noto, lo storico concilio che ribadì la divinità di Cristo e la dottrina ortodossa della Trinità. Fu qui che l'unitario Ario espose la sua visione secondo cui Cristo non era l'eterno Figlio di Dio, non era divino, non era Dio, ma solo una creazione di Dio.

Alla fine Ario perse quel dibattito e la dottrina della divinità di Cristo, della stessa sostanza di Dio Padre, prevalse. Ma Ario riuscì tuttavia a far breccia fra un considerevole numero di persone, e a far perdere le staffe ad almeno una. Ad un certo punto di quel Concilio, durante le prolungate e veementi proteste di Ario, uno dei vescovi non riuscì più a sopportarlo. Esasperato per l’ostinata difesa della bestemmia, si precipitò sull’arena e colpì Ario in faccia!

Quel vescovo, secondo la leggenda, era il vecchietto sorridente Santa Claus. Sì, proprio così: Babbo Natale schiaffeggiò (forse con un manrovescio) Ario.

La leggenda è quasi certamente apocrifa e, fosse vera, sarebbe un fatto deprecabile. Purtuttavia, essa attesta l'accresciuta, anzi vitale, preoccupazione per la dottrina dell'Incarnazione di Gesù Cristo.

L'Incarnazione e lo Stato

Questa è una dottrina che faremmo bene a esaltare anche oggi. Ciò che fu promulgata a Nicea (e in seguito più pienamente a Calcedonia, 451 d.C.), fu la dottrina che consentì l'avvento della libertà nella civiltà occidentale. È credere che l'uomo Cristo Gesù è pienamente Dio ed è l'unico Re e Sacerdote assoluto su tutti gli uomini e tutte le istituzioni degli uomini. È quella dottrina che si pone in stridente contrasto con tutta la storia del paganesimo e dello Stato pagano, incluso l'umanesimo. È la dottrina che segna la fine di tutto lo statismo.

E nonostante fosse presieduto dallo stesso Costantino, il Concilio di Nicea rappresentò una critica implicita del suo impero e dell'imperialismo in generale.

Stabilito che Cristo solamente è pienamente Dio e tuttavia pienamente uomo, entrato nella storia, neghiamo che sia la divinità sia l'umanità vera e perfetta si possano trovare nelle ordinarie istituzioni umane. Nessun individuo e nessuna istituzione — Stato, scuola o chiesa — può quindi rivendicare l'autorità suprema sulla terra.

Cristo governa su tutto il cielo e la terra (Mt 28:18), e la sua incarnazione rende tutto ciò possibile. Laddove il misticismo lascia aperta la questione di Dio a ciascun individuo — di chi deve essere Dio incarnato, o chi rappresenta Dio — il Cristianesimo afferma invece che Cristo è Dio incarnato e rappresenta Dio. Se l'uomo risolve la questione con la propria autorità, allora qualche agente collettivo umano alla fine trionferà. Sarà il potere della folla o il potere di uno stato tirannico. Ci sarà un uomo su uno scranno più elevato, in uniforme grigia e mostrine gialle con una cartella fiscale in mano, o in divisa blu con manette e pistola.

Lo Stato diventa quindi il rappresentante supremo dell'uomo, la più elevata corte d’appello sulla terra, e in ultima analisi una divinità incarnata. Quando ciò accade, lo Stato si espande fino ad assumere il ruolo di Dio, arrogandosene gli attributi per sé stesso:

  • Punta l'onnipotenza con maggior potere, eserciti e forza.
  • Punta all'onniscienza con più sorveglianza, più telecamere, con il controllo totale delle informazioni, ecc.
  • Punta alla sovranità assoluta per controllare la vita delle persone attraverso la sua legge promulgata.
  • Si arroga il potere della creazione fiat, dichiarando per decreto il denaro in esistenza dal nulla
  • Punta all'invincibilità, dichiarando per sé stesso e per i suoi agenti l'immunità dalla legge e dalle sue conseguenze. 
  • Assume un ruolo messianico, affermando di provvedere al benessere e alla sicurezza del suo popolo. Gli uomini diventano sudditi delle cure dello Stato, piuttosto che uomini liberi sotto Dio.

Dio ha fornito una via d'uscita da tale tirannia umana nell'Incarnazione di Cristo: nessun uomo, nessuno stato ha una pretesa legittima all'autorità ultima, perché Cristo è il vero Re dei re sulla terra. Quando tiranni e stati cercano il potere degli attributi di Dio, dichiarano guerra sia a Dio sia all'umanità.

La vera libertà si può trovare solo l'ombra delle ali di Dio. E allo stesso modo la vera sicurezza, benessere e salvezza. Tutte le cose che l'uomo moderno desidera, ma rinnega in linea di principio attraverso il suo umanesimo egocentrico, Dio le ha provvedute mediante Gesù Cristo e i Suoi insegnamenti. Solo quando lo Stato si inchinerà davanti al dominio del Re dei re gli uomini ricominceranno a vivere una società libera; poiché solo quando il potere dell'uomo sia individuale sia collettivo è controllato dalla sovranità etica della legge l'uomo sarà libero dalle tiranniche insidie dei suoi simili. L'incarnazione getta le fondamenta di questa libertà, perché c’è un uomo solo visto come una nuova creatura, capace di osservare l'etica di Dio, e solo in Lui c'è Dio che si manifesta nella storia in modo che nessun altro sovrano abbia la massima autorità sulla terra.

Trascurare tutto questo in qualsiasi modo significa aprire le porte alla tirannia. La dottrina dell'incarnazione è vitale per la vera libertà sociale.

Tratto da https://americanvision.org/17293/baby-jesus-st-nick-and-the-state/

domenica 23 maggio 2021

LA FARFALLA CHE MANDÒ IN PEZZI LA MIA FEDE

di  Vishal Mangalwadi 

Mi piaceva molto studiare scienze e, come i miei amici credevo ciecamente in tutto ciò che i miei insegnanti ci raccontavano sugli insetti, di come si sono evoluti milioni di anni dopo la vegetazione. Credere nelle stesse cose professate dai i più grandi scienziati dava sicurezza.. almeno fino a quando un giorno una farfalla colpì la mia immaginazione.

Ero seduto sul balcone, e la vidi volare in giardino. Avevo intenzione di leggere un libro, ma la sua bellezza si rivelò una fonte di distrazione. Continuava ad andare avanti e indietro da un albero di papaia all'altro. Sapevo bene che quelle manovre fossero molto “sexy”, di come raccoglieva il polline dall'albero maschio e lo portava agli alberi femmina per fertilizzarli . Senza la sua opera noi non avremmo di papaie.

In quel periodo i nostri insegnanti erano dei retrogradi, erano ancora convinti che tra le papaia il genere fosse ben stabilito e non fluido. C’era l’albero maschio e l’albero femmina. Perché i loro fiori erano così belli? Perché avevano un così buon odore? Quello era il loro modo di "truccarsi" e "profumarsi" per attirare farfalle e api. Senza le quali non sarebbero in grado di riprodursi.

Ma perché anche le farfalle erano così belle? La loro bellezza gli può risultare fatale, dato che attrae anche i malintenzionati.

Il mio amico Suresh era un ateo orgoglioso . Dall’alto della sua levatura intellettuale redarguì la mia ingenuità: “La bellezza”, pontificò, “è soggettiva, sta nell’occhio di chi guarda. Attraverso ripetuti tentativi casuali e susseguenti errori, l’evoluzione ha selezionato ciò che funziona. L’evoluzione è pragmatica, non estetica, non si cura della bellezza."

Nonostante egli fosse di una cultura e di un’intelligenza impressionanti non era credibile perché sapevo benissimo che era sempre alla ricerca della ragazza più bella. Lui stesso non credeva affatto che ritenere una ragazza più bella di un'altra fosse solo una questione di percezione o di gusto. Nella sua vita di tutti giorni dava quindi per scontato che alcune cose fossero effettivamente (oggettivamente) più belle di altre.

Mentre riflettevo sulla logica di Suresh, compresi che la contraddizione tra ciò che pensava e il modo in cui viveva effettivamente nasceva dal fatto che l'ateismo non poteva spiegare il suo senso di bellezza. Il suo ateismo rifiutava la bellezza perché non poteva spiegare né l'estetica, né la bontà (etica). Suresh usava molto la logica... ma non fu mai in grado di spiegare in cosa essa consistesse o perché la verità dovesse essere logica.

Rivolsi allora le mie domande all'insegnante: 

— Signore, come sono state fecondate le papaia femmina per milioni di anni prima che le farfalle si evolvessero? 

— La differenziazione maschile e femminile nella papaia —  pensò ad alta voce il mio insegnante —  deve essersi evoluta dopo l'arrivo degli insetti.

Questa cosa mi incuriosì.

— Signore, ma come hanno fatto allora le piante a sapere che gli insetti erano venuti all’esistenza, e che quindi potevano finalmente evolversi in piante maschili e femminili distinte?

L'insegnante non la prese bene.

—  Sei il solito piantagrane. Perché non puoi semplicemente credere alla Scienza? 

— Ci sto provando —  gli assicurai — ma questa interdipendenza tra regno vegetale e animale non suggerisce che i due siano venuti ad esistere insieme, o quantomeno in un tempo brevissimo, e non milioni di anni, l'uno dopo l'altro?

— Perché continui a infastidirmi?

L'insegnante era irritato.

—  Signore, sto solo cercando di capire cosa ci sta insegnando. Di come le farfalle possano essersi evolute milioni di anni dopo le piante che dipendono da loro per la riproduzione. . . se devo essere onesto, la mia fede vacilla. Mi chiedo se ha approfondito la scienza che ci insegna, o se crede davvero alla teoria secondo cui le farfalle sono arrivate milioni di anni dopo la papaia solo perché i suoi insegnanti e i suoi libri di testo hanno sentenziato così. Mi chiedo se qualcuno di loro ha effettivamente approfondito le cose che le hanno insegnato.

Purtroppo, quella farfalla mi mise contro il mio insegnante di scienze. Quell'anno gli esami non andarono bene. Quella farfalla mi aveva reso un ribelle.

PS - Il video di 26 secondi è stato girato da Kathy Selbrede. Vi ricorda che se volete avere la farfalla monarca, dovete piantare euforbia.



Vishal Mangalwadi è autore dei libri The Book that Made Your World, How The Bible Created the Soul of Western Civilization. e This Book Changed Everything: The Bible’s Amazing Impact on Our World 

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martedì 30 luglio 2019

L'Occidente può rinnovarsi?

In Oregon, una mamma di 34 anni colpisce ripetutamente suo figlio di 6 anni con un coltello da macellaio. Sanguinando profusamente il bambino corre nella casa dei vicini urlando “Mia mamma mi sta uccidendo!”. La polizia arrivando trova la mamma interamente coperta di sangue, giacendo nel letto con il suo bimbo di 14 mesi. Non si era neppure preoccupata di pulire il coltello dal sangue. “Se l’è meritata” racconta ai poliziotti.

Dov’era il padre?

Ho esaminato diversi articoli di giornale e nessuno di essi ha speso una sola parola riguardo il padre. Sarà stato forse perché l’intellighenzia postmoderna considera il padre irrilevante per una famiglia? Per almeno due decenni l’elite culturale occidentale ha celebrato la madre non sposata: “Che figata, la famosa xyz è rimasta incinta al di fuori del matrimonio.”

Che cos’è un padre, allora?

Per gli intellettuali postmoderni, un padre è un maschio che ingravida una femmina. È la biologia, secondo loro, a definire la paternità.

Perché?

Perché gli intellettuali raramente vengono a sapere che [quasi] tutti [di sicuro non l’italiano N.d.T] i moderni linguaggi letterari, tanto in Europa quanto in India furono il prodotto dei traduttori della Bibbia. Per secoli è stata la Bibbia a definire il padre. Uno studente può benissimo non aver letto la Bibbia, ma ha sicuramente sentito recitare, e fors’anche imparato a memoria il “Padre Nostro”: Padre Nostro che sei nei cieli.

Quella preghiera insegnava che è il padre a provvedere del “nostro pane quotidiano”. Il pane del bimbo accoltellato proveniva invece dallo stato.

Il Padre perdona il nostro peccato, ma le preoccupazioni della vita avevano così esasperato la mamma single da averle fatto esaurire le risorse interiori per perdonare il bambino.

A quanto pare la mamma non aveva mai insegnato al bimbo la preghiera: “Non indurmi in tentazione [con buona pace di Papa Ciccio, NdT], ma liberami dal maligno” e non poteva pertanto “perdonare i suoi falli”, come il “Padre Celeste perdona”.

Rembrandt Il Ritorno del Figliol Prodigo

La mamma non aveva probabilmente mai ammirato il capolavoro di Rembrandt “Il ritorno del figliol prodigo”, completato poco prima della morte dell’artista nel 1669. Non avrebbe comunque potuto comprendere questo classico della civiltà occidentale senza conoscere la Bibbia.

Nessun storico dell’arte può comprendere l’arte Occidentale, nessun musicista può capire la musica classica, e nessun professore può comprendere linguaggi come l’Inglese, l’Olandese o il Tedesco senza comprendere la Bibbia. Perché è stata la Bibbia a dare il significato a parole come Padre.

Dio disse ad Abramo che egli sarebbe diventato una grande nazione. Come? Non ingravidando molte donne, ma insegnando ai suoi figli la Sapienza, la Giustizia e la Rettitudine di Dio. Essere un padre significa nutrire i figli tanto fisicamente quanto spiritualmente, insegnando loro la bontà, la bellezza e la verità.

Anche se il padre e la madre biologici del bambino avevano fatto l’amore essi non conoscevano affatto il significato della parola “amore”. La loro cultura biblicamente analfabeta gli ha raccontato che “amore” non è altro che chimica, è il nome dato a certe reazioni che in qualche modo avvengono nei nostri corpi. Sfortunatamente in quel giorno particolare, la chimica corporale della madre ha innescato delle reazioni sovraccaricate che noi chiamiamo ira e odio. Forse nessuno le aveva insegnato (o insegnato al padre del bambino) che il vero amore era una questione dello spirito. Un frutto dello Spirito Santo prodotto nel nostro spirito.

Quel ragazzino è una sfortunata vittima di una cultura intellettuale che non sa più cosa vuol dire matrimonio o famiglia, maschio e femmina, persona umana o l’inalienabile diritto alla vita. Una cultura che avrebbe volentieri pagato un chirurgo per ucciderlo nel grembo di sua madre, che invece potrà ora finire in carcere. E perché poi? Perché i tribunali sono ancora legati all’arcaica idea biblica che uccidere un bambino indesiderato al di fuori del grembo materno è sbagliato, perché il figlio non è un animale, ed è più sacro di una vacca.

Senza la Bibbia l’Occidente non sa più distinguere il proprio prossimo. Il “prossimo” è colui che odia la gente che parla un differente linguaggio. Le guerre culturali contemporanee non possono essere risolte perché la persona postmoderna non può accordarsi sul significato di parole come tolleranza e diritti, nazione e nazionalismo, confini e compassione, giustizia e diritti, sé e persona, storia e racconto. Per secoli, è stata la Bibbia a definire tali termini. Essa è stata il fondamento, l’anima della moderna civilizzazione.

La Letteratura, come sottolineato sopra, è l’anima di una nazione perché custodisce il segreto dell’identità e della storia di un popolo. È la forza trainante del destino creativo di una nazione. La corruzione del linguaggio conduce alla distruzione di un popolo.

Il Prof. Eugen Rossenstock-Huessy era un soldato tedesco che combattè contro l’America nella Prima Guerra Mondiale. Ma in seguito divenne professore all’Università di Harvard e al College di Detmold. Egli evidenziò come la distruzione della Germania durante il dominio di Hitler aveva seguito la distruzione della lingua tedesca. E oggi la lingua inglese sta seguendo una traiettoria simile. Huessy avvertì:

“Quella per l’esistenza è una lotta intestina al corpo sociale del linguaggio e conosce altrettanti successi quante sono le sconfitte. La distruzione della lingua tedesca tra il 1933 e il 1939 è, io ritengo, uno dei più rapidi e più radicali eventi di tutti i tempi nel campo della mente e della lingua parlata. Ed essendone stati testimoni oculari non possiamo separare il collasso linguistico o spirituale da quello sociale. Il linguaggio, la logica, la letteratura… segnano il fato di una società, e non solo esprimono ogni cambiamento politico, di fatto incarnano quel cambiamento”.

La lingua tedesca venne creata dalla traduzione della Bibbia. Il Tedesco Biblico divenne il linguaggio del pulpito, della scuola, dell’università, della stampa, della letteratura e dell’amministrazione pubblica. Per questo la Bibbia plasmò la visione del mondo tedesca. Il punto del professor Huessy è che una volta che la lingua tedesca fu separata dalla sua fonte, la Bibbia, gli orrori della Seconda Guerra Mondiale seguirono inevitabilmente.

La traduzione della Bibbia in Tedesco rappresentò il compimento di un’impresa culturale totalizzante. Essa infuse la Germania di nuove idee, l’uomo comune poteva ora comprendere la visione del mondo e della vita veicolata dal linguaggio biblico. E gli specialisti potevano usare lo stesso linguaggio per la scienza, la politica, l’amministrazione e la fine letteratura, non dovevano più imparare il Latino. Il linguaggio permise a scrittori come Johann Wolfgang von Goethe (1749–1832) di presentare la visione del mondo della Bibbia a ogni tedesco, senza però citare espressamente la Bibbia.

“Nel suo più grande poema politico, Ilmenau, Goethe, il poeta tedesco più universale, tradusse le speranze di Lutero in linguaggio laico”

La traduzione della Bibbia, la chiave tedesca per la riforma di intere nazioni, cominciò a essere copiata da altre nazioni. La traduzione della Bibbia nei linguaggi vernacolari sospinse l’Europa molto più avanti dell’Asia e dell’Africa. Stimolò l’avvento di quella che la filologia Tedesca definì la “Letteratura Nazionale” (J. G. Herder). La transizione dal latino delle élite al linguaggio del cuore del popolo trasformò l’epoca medievale in quella moderna.

Il professor Huessy ben osservò le conseguenze della separazione del Verbo di Dio dalla letteratura degli uomini: la recisione delle radici di un albero rigoglioso.

“Guardando dall’alto in basso l’epoca della rivelazione, noi ci troviamo ora al sicuro a bordo dell’epoca della velazione: le parole degradate al livello più infimo”

Gli intellettuali occidentali hanno segato il ramo su cui erano seduti.

Nel 1940, all’inizio della Seconda Guerra Mondiale, George Orwell usava parole differenti per descrivere la situazione osservata da Huessy:

“Leggendo quel brillante e allo stesso tempo deprimente libro di Malcolm Muggeridge, The Thirties, 1930-1940 in Great Britain, mi tornò in mente un particolarmente odioso giochino che una volta feci con una vespa. L’insetto stava succhiando della marmellata sul mio piatto quando a un certo punto la tagliai a metà. La vespa non ci fece particolare attenzione, e tranquillamente continuò il suo pasto, mentre un piccolissimo rivolo di marmellata fuoriusciva dal suo esofago reciso. Fu solo quando tentò di volare via che realizzò l’orribile fato in cui era incorsa. È lo stesso con l’uomo moderno. Quello che gli è stato tagliato via è la sua anima, e c’è stato un periodo, forse di vent’anni, durante il quale non si è accorto di nulla”
“...c’è stato un lungo periodo durante il quale praticamente ogni uomo pensante era in un certo senso un ribelle, di solito un ribelle piuttosto irresponsabile. La Letteratura era prevalentemente tesa alla rivolta o alla disintegrazione. Gibbon, Voltaire, Rousseau, Shelley, Byron, Dickens, Stendhal, Samuel Butler, Ibsen, Zola, Flaubert, Shaw, Joyce, tutti loro in un modo o nell’altro sono stati distruttori, sabotatori, vandali. Per duecento anni abbiamo segato, e segato e segato il ramo dove eravamo seduti. E poi, in un modo più repentino e imprevibile di quanto si credesse, i nostri sforzi hanno avuto successo e siamo finalmente venuti giù. Sfortunatamente però è stato commesso un piccolo errore. Quel che ci aspettava in fondo non era proprio un letto di rose, ma una cloaca piena di filo spinato. È come se nel giro di dieci anni fossimo scivolati indietro verso l’Età della Pietra”

Il solo modo per rinnovare l’Occidente è far rivivere la sua anima.

Tratto da uno stralcio online del libro, This Book Changed Everything. di Vishal Mangalwadi. La Bibliografia purtroppo non era compresa


Vishal Mangalwadi è autore dei libri The Book that Made Your World, How The Bible Created the Soul of Western Civilization. e This Book Changed Everything: The Bible’s Amazing Impact on Our World Altri articoli di Mangalwadi:

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lunedì 31 dicembre 2018

(Era) Il segreto della grandezza dell'Inghilterra

di Paolo Castellina

"Il segreto della grandezza dell'Inghilterra" è un dipinto di Thomas Jones Barker del 1850 esposto alla Galleria Nazionale dei Ritratti" di Londra, che rappresenta la Regina Vittoria mentre dona una copia della Bibbia ad un ambasciatore dell'Africa Orientale nella Camera delle udienze di Windsor.

Si racconta che, quando nel 1850 fu  chiesto da un delegato diplomatico alla Regina in che modo la Gran Bretagna fosse diventata così potente nel mondo, la Regina rispose che il segreto consisteva non nel numero delle sue  flotte, o dei suoi eserciti, non nei suoi estesi commerci, non nei dettagli della sua inesauribile ricchezza, ma nella Bibbia. "Dite al principe che questo è il segreto della grandezza dell'Inghilterra". È quanto riporta il numero più recente della "Trinitarian Bible Society" (Ottobre-Dicembre 2018), che scrive:

Tristemente, una tale deferenza per il Verbo di Dio oggi è molto rara non solo nel Regno Unito ma praticamente in ogni parte del mondo. Per quanto questa sia la realtà oggi, rimane il fatto che la grandezza di ogni nazione è strettamente legata alla magnificenza di questo Libro. Questo Divino Volume è il Verbo vivente e potente del Grande Iddio. La contemporanea mancanza di considerazione dell'uomo per la Bibbia come Verbo di Dio riflette molto bene il suo rigetto pressoché totale dell'Iddio Onnipotente.
Tristemente, questa accesa ostilità verso Dio e la Sua verità, così prevalente nelle nostre nazioni, ha avuto un effetto significativo sulla chiesa professante e sui cristiani individualmente, mentre l'ordine sociale viene sovvertito e il male è chiamato bene ed il bene male (vedi Isaia 5:20).

Questo post, naturalmente farà infuriare molti "moderni" e farci rivolgere ogni sorta di insulti, ma, che piaccia o non piaccia, il principio biblico rimane vero e lo trascuriamo solo a nostro danno.

E' sempre "Tempo di Riforma".

martedì 17 luglio 2018

LA TEOLOGIA DEL FEDERALISMO

Le aspirazioni all'autonomia ed alla cooperazione federalista non possono essere realizzate senza una profonda riforma culturale di paesi come il nostro ancora troppo intrisi di cultura gerarchica, delegante, individualista o collettivista che sia. Le radici del federalismo affondano nella fede biblica e protestante tanto che senza una conversione ad essa, un autentico federalismo è impossibile. Ne parla Leonardo De Chirico, nel numero 59 di Studi di Teologia dedicato alle Ricchezze della teologia dell'alleanza (Padova, 1° semestre 2018). Nell'interessante articolo dal titolo La raggiera culturale della teologia dell'alleanza, dopo aver rilevato come la teologia dell'alleanza sia "la spina dorsale di tutta la rivelazione biblica" De Chirico riflette sulle implicazioni di questa teologia, fra cui quelle politiche nel paragrafo intitolato "Dalla teologia federale al federalismo politico". Riprendo alcune sue argomentazioni che ci danno molto su cui riflettere:

"La ricchezza della teologia dell’alleanza travalica il confine delle relazioni interpersonali, sociali ed ecclesiali. Essa ha anche stimolato il ripensamento dell’architettura istituzionale dello stato. Si capisce allora che il tema del patto non è solo ispiratore di una soteriologia o di un’ermeneutica biblica o di una ecclesiologia particolare. Nelle sue ricadute culturali e pubbliche, è una matrice portatrice di una creatività e di una applicabilità trasversale.

Storicamente, si può sostenere che il federalismo moderno come noi lo conosciamo sia stato elaborato e sperimentato all’interno di una cultura europea e americana profondamente intrisa di protestantesimo. II federalismo moderno è nato con la teologia riformata di Johannes Althusius (1557-1638). Questo non è un dato privo di significato. Il federalismo moderno viene ideato in una cornice religiosa evangelica. Il protestantesimo ha per così dire fornito gli strumenti concettuali e ha costituito l’universo dei valori di riferimento per il suo sviluppo. Tutto ciò ha fatto sì che il protestantesimo sia di fatto diventato la matrice culturale del federalismo. Non l’unica certamente, ma comunque determinante. Questo non è vero solo per quanto riguarda le origini del pensiero federalista, ma anche per quanto riguarda la sua traduzione istituzionale. Il federalismo ha attecchito e funzionato nei paesi di tradizione protestante o comunque con una massiccia presenza protestante. Ancora oggi, quali sono i principali stati ad assetto federale se non alcuni paesi fortemente impregnati di cultura protestante?

Se il discorso sul binomio federalismo-protestantesimo è plausibile, come è possibile parlare di federalismo e soprattutto attuare il federalismo in Italia quando la nostra cultura è stata refrattaria al protestantesimo? Come possiamo attuare riforme in senso federalista se nei nostri geni culturali il cattolicesimo non ha instillato valori come quelli di patto, di libertà, di responsabilità bensì quelli di mediazione che esautora la responsabilità, di delega in bianco e di autoritarismo ecclesiastico? Con questo si vuol suggerire che non basta lottare per una costituzione vagamente federale per avere il federalismo. Senza una cultura giuridica, politica, sociale capace di nutrire il federalismo, una riforma costituzionale in senso federale non servirebbe granché. Sarebbe come avere una bella macchina senza saperla guidare.

Non si può innestare artificialmente il federalismo su una piattaforma che lo respinge culturalmente in quanto ancora impregnata di cultura gerarchica, delegante, individualista o collettivista che sia. Sarebbe un’operazione surrettizia e inconcludente. Ci vuole una cultura diversa, una cultura in grado di reggere il federalismo.

Allora è possibile affermare che la via di avvicinamento al federalismo in Italia ha una strada obbligata, e cioè la scoperta di categorie ideali e valoriali nuove e diverse da quelle che la nostra cultura cattolica ci ha trasmesso. Per il federalismo, l’armamentario culturale italiano è inadeguato, nel suo assetto attuale. Per superare il deficit della nostra cultura cattolica, non bastano nemmeno le istanze autonomiste/localistiche o la protesta anti-centralista o il qualunquismo populista che contesta gli abusi e i soprusi: ci vuole qualcosa di qualitativamente diverso. Per fare il federalismo, bisogna appropriarsi di strumenti che la cultura protestante ha nel tempo affinato: patto trasparente, libertà rendicontabile, responsabilità diffusa, autonomia della comunità locale. Questa è la grande scommessa del federalismo in Italia. La prima, vera riforma necessaria è una riforma spirituale e culturale. Le scorciatoie non portano da nessuna parte. Un discorso analogo vale anche per l’architettura istituzionale dell’Europa".

Tratto dal blog di Paolo Castellina

mercoledì 4 luglio 2018

LA VERITÀ, IL FONDAMENTO DELLA DICHIARAZIONE DI INDIPENDENZA AMERICANA

Di Vishal Mangalwadi

L’America è diventata il faro mondiale della libertà perché i suoi fondatori avevano fatto della Verità la loro autorità suprema. Nella bozza originale della Dichiarazione di Indipendenza (1776), Thomas Jefferson scrisse:

“Noi riteniamo che sono sacre e incontestabili queste verità: che tutti gli uomini sono creati eguali; che essi sono dal Creatore dotati di certi inalienabili diritti, che tra questi diritti sono la Vita, la Libertà, e il perseguimento della Felicità; che per garantire questi diritti sono istituiti tra gli uomini governi che derivano i loro giusti poteri dal consenso dei governati”

Le parole di Jefferson riflettono l’allora consenso intellettuale americano di come il racconto biblico della creazione implichi pari dignità e diritti per ogni essere umano. Questo consenso aveva iniziato a prendere forma quando George Whitefield, il famoso evangelista e rispettato revivalista, aveva iniziato a predicare ai negri. Nel 1740, aveva cominciato a scrivere per spiegare il motivo per cui per la Bibbia i negri sono preziosi al Salvatore proprio come ogni altra persona bianca.

Aver stabilito l’uguaglianza umana come un dogma fondamentale del suo credo ha consentito l’America di onorare, almeno in linea di principio anche se non sempre in pratica, la dignità di ogni essere umano creato da Dio a propria “somiglianza”. La Dichiarazione divenne un patto che sanciva che gli emarginati non sarebbero stati calpestati dai potenti.

Purtroppo durante la redazione della Dichiarazione fu piantato anche il seme dell’attuale declino intellettuale e morale dell’America.

Sotto la pressione di alcuni scettici, la parola scelta da Jefferson “sacre” (cioè rivelate nella Sacra Scrittura) venne mutata in “di per sé evidenti”, come se le grandi idee liberatrici di dignità umana, uguaglianza e diritti umani non fossero state rivelate da Dio, ma derivassero dal “Senso Comune” dell’uomo.

Il Senso Comune era un mito epistemologico inventato dal filosofo scozzese Thomas Reid, e diffuso in America da Thomas Paine. A poco a poco, il mito ha condotto alla protervia laicista che l’uomo potesse conoscere la verità senza rivelazione e, di conseguenza, ciò che non è scoperto dalla ragione umana non può essere vero. Nonostante tale arroganza filosofica, i presidenti americani e monarchi britannici mettevano una mano sulla Bibbia all’atto del loro giuramento di insediamento, perché la civiltà occidentale ha continuato a ricavare i suoi presupposti e valori fondamentali da rivelazione di Dio. Per decenni l’Occidente ha vissuto degli avanzi del passato. Ora che anche quei bocconcini sono diventati difficili da trovare, una carestia intellettuale e morale sta oggi avanzando. Il mondo intero (tranne le élite occidentali) può vedere che il re è nudo.

Ora, però, l’Occidente ha amputato la sua anima, tra cui la Verità rivelata che l’uomo è stato creato con la peculiare dignità di essere a somiglianza di Dio. Il passaggio dalla creazione all’evoluzione, per esempio, ha distrutto ogni base razionale per affermare che l’uomo è qualitativamente diverso dagli animali – che ogni persona è dotata di diritti che non sono costrutti sociali, ma “inerenti e inalienabili”.

Senza Verità, non ci sono oggi motivi per sostenere neanche l’idea di libertà. Senza Rivelazione, l’America non ha nessun modo per stabilire il governo come strumento di giustizia. Ci sono valide ragioni per temere che la voce del popolo sarà sempre più la voce del diavolo e le che forze dello stato diventeranno oppressive mercenarie dell’avidità umana. Non è più azzardato chiedersi: “Diventerà l’America, la nazione più protestante del mondo, un terrore per il mondo nello stesso modo in cui la Germania, la prima nazione protestante, lo è stata nel ventesimo secolo?”Man mano che l’unica superpotenza del mondo procede verso la propria bancarotta e depriva il suo popolo di quelle verità e virtù che l’hanno resa forte e di successo, il mondo ha buone ragioni per farsi prendere dal panico.


Vishal Mangalwadi è autore dei libri The Book that Made Your World, How The Bible Created the Soul of Western Civilization. e This Book Changed Everything: The Bible’s Amazing Impact on Our World Altri articoli di Mangalwadi:

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L'istruzione universale: l'apertura della mente occidentale.

Quando la Democrazia ha davvero funzionato

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La Donna Dietro il successo economico dell'Occidente

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I Dieci Comandamenti: il Carattere di una Nazione

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mercoledì 4 aprile 2018

Martin Luther King sull'omosessualità

Esattamente cinquant'anni fa, il 4 aprile 1968, veniva assassinato Martin Luther King, l'eroe dei diritti civili.
In questo video scopriamo cosa ne pensasse dei "diritti" dei gay.
Il brano è tratto dal documentario online Is Gay Ok 10 Things Everyone Needs to Know di Larry Tomczak.

Gesù Bambino, Babbo Natale e lo Stato

di Joel McDurmon L’approssimarsi del periodo natalizio vede il diffondersi di immagini di un sorridente Babbo Natale ( Santa Claus in ingle...