lunedì 11 gennaio 2016

Ma la Bibbia opprime le donne?

Nella sua intervista riguardo ai fatti di Colonia, pubblicata su La Stampa, la ministra Roberta Pinotti dice:

«Anche nelle Lettere di San Paolo c’è scritto che le donne siano sottomesse al marito, e non mi piace ogni volta che lo sento leggere a messa…»

unendosi così anche lei alla schiera di coloro che attaccano la Bibbia perché, secondo loro, "opprime le donne". La replica a questa popolare accusa arriva dal filosofo cristiano indiano Vishal Mangalwadi, che i lettori hanno già potuto apprezzare in questo blog.

di Vishal Mangalwadi [1]

La questione che ha ispirato le mie riflessioni ne "Il libro che ha costruito il tuo mondo" è stata: Perché le donne saudite non hanno bruciato i loro burqa e i loro reggipetti? Cosa ha conferito alle donne americane il potere di lanciare il movimento di liberazione? È stato forse perché le donne americane erano più oppresse delle donne mussulmane o indù? O è magari stato perché qualcosa aveva già reso le donne americane più forti delle altre donne nel resto del mondo? La mia contro-intuitiva scoperta è stata che ad aver conferito potere alle donne è stata la Bibbia.

Nessuna cultura ha mai richiesto a un marito di amare la propria moglie.

Ogni cultura, comprese quelle ebree e quelle occidentali post-cristiane, ha permesso ai mariti di divorziare dalle loro mogli e/o di prender con sé altre donne. Nel 1831/32 il magistrato francese Alexis de Tocqueville osservò che le donne americane erano diventate molto più potenti di quelle europee perché l'idea biblica di matrimonio aveva avuto il suo maggior effetto proprio in America. Nessuna nazione nel mondo ha mai tentato di metter sotto accusa un Presidente che mente riguardo la sua vita sessuale privata.

La Bibbia ha emancipato le donne occidentali perché essa solamente asserisce l'eguaglianza teologica di maschio e femmina, e inoltre perché essa definisce l'idea di Dio del matrimonio come una relazione a vita esclusiva tra un uomo e una donna. Una donna è libera di sviluppare sé stessa e di lottare per la propria dignità quando sa che al suo peccaminoso marito non è permesso di disprezzarla, di divorziare da lei, di concupire la moglie del suo prossimo o di prender con sé un'altra donna come fidanzata, concubina o moglie. Egli deve amarla, indipendentemente dal livello di intelligenza, attraenza, capacità e peccaminosità di lei.

Le donne romane erano vittime della cultura playboy di Roma antica. Molte di loro seguivano e finanziavano l'Apostolo Paolo e (nel lungo termine) conquistarono l'impero Romano a Cristo, e questo perché esse ben compresero, a differenza delle moderne femministe, che Paolo le stava emancipando.

Uomini e donne sono uguali, ma mariti e mogli (proprio come i genitori e i figli e tutte le altre forme di relazione) devono vivere in una relazione gerarchica. Nessuna istituzione può funzionare sulla base dell'uguaglianza-senza-gerarchia. I matrimoni cristiani vanno distruggendosi perché la chiesa occidentale ha ceduto alla follia laicista che l'eguaglianza preclude l'autorità. L'idea Cristiana di matrimonio è unica e poderosa, ma può essere sostenuta solo se prendiamo sul serio l'insegnamento della Bibbia sulla peccaminosità di uomini e donne, e la necessità per le mogli di sottomettersi a mariti peccatori, e per i mariti di amare mogli peccatrici.


Vishal Mangalwadi è autore dei libri Il libro che ha costruito il tuo mondo e This Book Changed Everything: The Bible’s Amazing Impact on Our World 

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I Dieci Comandamenti: il Carattere di una Nazione

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sabato 26 dicembre 2015

I Dieci Comandamenti: il Carattere di una Nazione

In occasione dello spettacolo di Roberto Benigni sui Dieci Comandamenti, in onda in questi giorni sulla TV di stato ripropongo questo breve saggio del filosofo indiano Vishal Mangalwadi[1].

Il ruolo centrale avuto dal Decalogo nello sviluppo della civiltà occidentale e delle sue libertà civili, politiche ed economiche è oggi stato dimenticato, se mai è stato ricordato. Tra i pochi a ricordare c'è Hans F. Sennholz, discepolo di Ludwig Von Mises che nel suo Debts and Deficits fa notare che

“Una riforma [politica ed economica]… dovrebbe restaurare l’armonia degli interessi e ristabilire gli standard morali. Dovrebbe ricostruire l’ordine economico sull’antico fondamento dell’Ottavo Comandamento: Tu non ruberai, e del Decimo: Tu non concupirai ciò che appartiene al tuo prossimo

E ancora, da Three Economics Commandments

Entrambi i sistemi economici [capitalismo e socialismo] riposano sul fondamento di un ordine etico che fornisce le riposte a domande come: Perché e quando una azione economica è chiamata “buona” o “cattiva”, “giusta” o “sbagliata”? Che standard di condotta è accettabile e raccomandabile oppure disgustoso e ripugnante? Che virtù c’è nella vita economica? L’ordine di mercato, o capitalismo, trova le sue risposte nel codice morale Giudaico-Cristiano. La proprietà privata nella produzione è saldamente fondata sui Dieci Comandamenti, in particolare è ovviamente basata sull’Ottavo: Tu non ruberai. Il sistema della proprietà privata è anche costruito sulla solida base del Sesto Comandamento: Tu non assassinerai, che include ogni forma di coercizione e violenza… Per poter scambiare liberamente beni e servizi, le parti in contratto non devono ingannarsi a vicenda. Non devono cioè dare falsa testimonianza, che è il Nono Comandamento del Decalogo.”

La storia americana offre innumerevoli citazioni sul debito che l'America ha nei confronti dei Dieci Comandamenti e della Bibbia in generale. Tra tutte, profetica è quella del presidente Truman, che non era certamente un cristiano, tratta da un suo discorso dei primi anni '50:

La base fondamentale della legge di questa nazione è stata data a Mosè sul Monte. La base fondamentale della nostra carta dei diritti proviene dagli insegnamenti che troviamo dall'Esodo fino a San Matteo, da Isaia fino a San Paolo. Non mi sembra che lo stiamo mettendo abbastanza in evidenza di questi tempi. Se non disponiamo dell'adeguata struttura morale fondamentale, ci ritroveremo alla fine con un governo totalitario che non crede nei diritti di nessuno se non dello stato”.


di Vishal Mangalwadi

Partendo da “I Dieci Comandamenti” di Cecil B. DeMille del 1956 per arrivare al primo film di Indiana Jones “I predatori dell'arca perduta”, un futuro storico sarà ben in grado spiegare il declino dell'America. Quando l'Arca (dell’Alleanza) di Lucas-Spielberg viene finalmente aperta, le tavole dei Dieci Comandamenti sono ridotte in polvere. Dopo che i seminari Tedeschi e Americani (ovvero le istituzioni accademiche, dato che sia Indiana Jones sia il suo rivale che lavora per i Nazisti sono professori di Archeologia) hanno “predato” con successo l'Arca, un tribunale americano dopo l'altro, scuola dopo scuola, sala municipale dopo l'altra hanno cominciato a dismettere i monumenti dei Dieci Comandamenti, impacchettandoli e riponendoli via in magazzini segreti, lontano dagli occhi del pubblico. E oggi le celebrità Americane non sanno più né gli interessa sapere cosa fossero i Dieci Comandamenti e perché essi siano fondamenta indispensabili per la costruzione di grandi nazioni.

Sono stati i primi due comandamenti - il primo contro l'invenzione di miti e contro l'idolatria, e il secondo che invece dell'adorazione della natura promulga piuttosto il dominio dell'uomo su di essa – a innescare la passione Giudaico-Cristiana per la “VERITAS”, dando vita all'Università, il simbolo della conoscenza, della scienza e della formazione del carattere dei gentiluomini.

Agli schiavi ebrei, ovvero a dei 'apprendisti orali' analfabeti, era richiesto di saper leggere perché Dio non diede loro racconti da tramandare oralmente, ma un testo scritto. Pescatori e contadini dovevano imparare a scrivere perché Dio aveva chiesto loro di fare copie della Legge. I pastori allenavano la loro mente perché Dio chiedeva loro di meditare sulla Legge. La Legge richiedeva ai fabbricanti di mattoni di impegnarsi anche nell'insegnamento.

Il Protestantesimo prese molto sul serio questa concezione Giudea della Legge di Dio e chiamava ogni analfabeta a imparare a leggere e a scrivere per poter studiare il Verbo di Dio. Questa è la ragione per cui negli edifici e nei parchi pubblici Americani si potevano trovare i Dieci Comandamenti. Aver reso la Legge di Dio la scaturigine della condotta pubblica divenne il fondamento che trasformò i paesi Protestanti in grandi Nazioni[2]

Ma nel momento in cui il Verbo di Dio viene polverizzato e richiuso a chiave, la Verità smette di essere una categoria significativa. Una 'Nuova Era' è sorta in America, dove l'Archeologia ha smesso di essere una scienza e si è trasformata in un'esplorazione di antichi fenomeni magici e occulti. Come ho scritto in una recensione de 'Il Codice da Vinci', un professore di Harvard è più interessato al Simbolismo, alla Storia e al sesso mistico o magico che alla Verità e alla formazione del carattere.

L'università di Oaksterdam in California, che si è specializzata nell'insegnamento della coltivazione e della promozione della Marijuana, ha copiato il sigillo dell'Università di Harvard, cambiandone il motto da VERITAS in CANNABIS, una appropriata descrizione della Nuova (Tenebrosa) Era Americana.

Lucas e Spielberg avevano ben donde nel dire che l'Arca dell'Alleanza era il segreto che ha trasformato Israele in una grande nazione, ma qualcuno avrebbe dovuto dir loro che il segreto del Arca era la Legge di Dio e non una qualche sorta di magia spiritica (Genesi 18: 18-19; Deuteronomio 4:5-8, etc). La Presenza e la Benedizione di Dio erano con Israele solo fintanto che obbediva alla legge di Dio, e non quando avessero compiuto i corretti rituali religiosi di fronte all'Arca.

E oggi, le più grandi menti di Hollywood, e allo stesso modo i giudici, i professori universitari, i politici americani non hanno idea di come la Legge di Dio sia indispensabile per la costruzione di grandi nazioni.


Vishal Mangalwadi è autore dei libri Il libro che ha costruito il tuo mondo e This Book Changed Everything: The Bible’s Amazing Impact on Our World

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sabato 4 luglio 2015

Ricostruire la Libertà [Americana] nel XXI Secolo

di John W. Robbins 

Nota dell'editore: Quest'articolo è stato originalmente scritto nel 1996, e venne inizialmente pubblicato in "Freedom and Capitalism: Essays on Christian Politics and Economics" di John W. Robbins. Con il continuo declino dell'economia e la progressiva perdità di libertà, quest' articolo è attuale più che mai.

Cos'è successo all'America negli ultimi 50 anni? Per parafrasare un vecchio slogan elettorale: "Siamo più liberi oggi, o 50 anni fa? Il grado di civiltà che possediamo oggi, è superiore a quello di 50 anni fa?” Io credo che la maggior parte di noi risponderebbe no a entrambe le questioni. Qualunque sia la misura che si voglia usare, e qualunque criterio si voglia scegliere, i nostri padri godevano d’un livello di libertà e d’un grado di civiltà maggiori dei nostri, come anche, a loro volta, i loro stessi padri erano stati più liberi e civilizzati di loro. Forse non saranno stati tanto prosperi o tecnologicamente avanzati quanto noi, ma dovremmo sempre stare molto attenti a non confondere mai la prosperità e la tecnologia con la libertà e la civilizzazione. Se questo continuo declino è stato e continua ad esser reale, e io penso che lo sia, allora dobbiamo concludere che, nonostante le centinaia di milioni di dollari che libertari, conservatori e liberali classici hanno speso in quest’ultimo mezzo secolo, la libertà e la civilizzazione Americana continueranno piano piano a scomparire.

Io credo di conoscere il perché di tutto questo, come sono anche convinto che la maggior parte dei conservatori, libertari e classici liberali, al contrario, non lo conoscano; ed è per questo che i loro sforzi sono stati vani e che il nostro comune interesse, la libertà umana, sta lentamente svanendo. Nonostante questa perdita, molti di noi, mi dispiace dirlo, non sembrano ancora intenzionati a volerne conoscere seriamente le ragioni. Ma prima che io svisceri i motivi del nostro fallimento, confrontiamo lo stato dell’America nel 1946 con quello che c’era nel 1996. Davvero la libertà e la civilizzazione stanno perdendo terreno in America?

L'espansione dello Stato, 1946-1996

Nel 1946, gli Stati Uniti rappresentavano senza dubbio la più formidabile potenza militare esistente sulla faccia della terra. Questa Nazione aveva appena condotto una guerra contro tre dei più potenti governi socialisti del mondo, vincendola. L'Europa era ridotta in macerie, e gli Stati Uniti rappresentavano l’unica potenza nucleare presente sul nostro pianeta. A gennaio, l'esercito ebbe un contatto radar con la luna. Allora, l'imperatore Hirohito, su consiglio di Douglas MacArthur, tenne un discorso radiofonico nel quale annunciò ai giapponesi che l'idea, che finora tutti loro avevano, che la sua persona fosse di natura divina, non era affatto vera e che essa altro non era da considerare che una questione di "leggende e miti". In marzo, il già primo ministro inglese Winston Churchill era in Missouri a pronunciare il suo discorso sulla Cortina di Ferro al Westminster College. In quel tempo, l'economia statunitense era devastata dagli scioperi.

La libertà è una cosa difficile da misurare, ma esistono indicatori grossolani che possono darci qualche idea del relativo grado di libertà nel 1946 e nel 1996.

Tasse e spesa federale

Cominciamo con le tasse e la spesa federali, che nel 1946 erano molto più elevate delle tasse e della spesa di tutti gli stati e governi locali messi assieme. A seguito della guerra, dal 1945 al 1947, prima un Congresso a maggioranza democratica e, dopo il 1946, un Congresso a maggioranza repubblicana con un Presidente democratico ( un Presidente del Missouri tra l’altro), abbatterono le entrate fiscali di circa il 15% o 6.7 miliardi di dollari (da 45.2 a 38.5 miliardi) e ridussero la spesa di quasi il 63% o di 58.2 miliardi (da 92.7 a 34.5 miliardi). Se si ritiene che le statistiche macro-economiche siano di qualche utilità come indicatori relativi dell'attività economica (e i nostri amici socialisti lo credono; pertanto dovremmo essere ansiosi di usarle per imbarazzarli ogni volta che si può), la spesa federale scese dal 43.7% al 15.5% del PIL in due anni. In altre parole, durante questo periodo, il popolo Americano riacquistò il controllo di un ulteriore 28% della propria ricchezza. Il debito federale detenuto dal pubblico nel 1946 era di 218 milioni di dollari, e si trovava nel suo punto più alto, punto che non venne raggiunto mai più, fino al 1962. E, da allora, esso non ha mai più smesso di crescere.

Se il 1996 fosse il 1946

Durante tutto lo scorso anno, la stampa era piena di articoli a proposito del Congresso Repubblicano e del Presidente Democratico in lotta per pareggiare il bilancio federale nel 2002. Supponiamo che i politici odierni facciano oggi quello che i politici fecero 50 anni fa: forse, allora, ci accorgeremmo di quanto sia surreale la situazione attuale.

La spesa federale nell'esercizio 1996, l'anno attuale, è stimata essere di 1600 miliardi di dollari ma, in verità, nessuno sa a quanto essa ammonti veramente. Se i politici odierni dovessero realizzare quello che i politici di 50 anni fa realizzarono, la spesa federale nell'esercizio 1997 dovrebbe essere di 592 miliardi di dollari; abbattuto del 63% dagli attuali livelli di spesa, il budget federale sarebbe in pareggio, e le entrate fiscali sarebbero ridotte di 800 miliardi, più giù del 57% dagli attuali 1400 miliardi. A quel livello di spesa, il governo federale starebbe spendendo circa l'8% del PIL, cifra ancora troppo alta, ma, comunque, la percentuale più bassa dal 1930.

Dal 1945 al 1947 non ci fu un ridimensionamento della macchina amministrativa della durata di due sole settimane, ma un ridimensionamento della durata di ben due anni. Centinaia di migliaia di impiegati governativi perdettero il posto. I controlli sui prezzi come quelli esistenti nel periodo bellico vennero eliminati. Tasse e spesa vennero ridotte. Ma in seguito, sfortunatamente, il governo ricominciò ad aumentare la spesa di nuovo che, da allora, ha continuato sempre a crescere.

Come è stato possibile realizzare quel massiccio ridimensionamento? Principalmente perché il popolo americano, nonostante i migliori sforzi di John Maynard Keynes e i suoi devoti discepoli, aveva ancora qualche obiezione morale al deficit di spesa durante il tempo di pace. Infatti, essi possedevano ancora obiezioni morali al debito personale, al debito negli affari, al debito governativo e ad ogni governo ipertrofico in generale, malgrado i grossi sforzi messi in moto da FD Roosevelt per cercare di superare le loro obiezioni.

E malgrado i migliori sforzi di migliaia di organizzazioni e lo sperpero di centinaia di miliardi di dollari negli ultimi 50 anni, gli Americani hanno in gran parte smarrito sia la loro intelligenza morale che quella economica.

Il denaro nel 1946

Per ritornare al 1946: 50 anni fa le monete d'argento erano ancora in uso negli Stati Uniti. Vero, esse erano fornite dal governo e questo, in parte, ne decretò la fine, perché non abbiamo visto monete d'argento in circolazione per 32 anni; ma il coinvolgimento del Governo nella produzione del denaro non fu la sola causa della scomparsa della moneta sana. Un'altra e più importante ragione fu la perdita del senso morale, sia dei governanti che dei governati, che permise al governo di metter fine al conio delle monete d'argento e rompere le sue promesse di riscattare la carta con l'argento. (Roosevelt, che non possedeva alcun scrupolo morale sia sul denaro che sulle promesse fatte, ruppe l’impegno dato dal Governo di pagare in oro, nel 1933).

Nel 1946, la valuta cartacea, anche questa fornita dal governo, consisteva in certificati d'argento che potevano ancora essere riscattati con argento fisico dai comuni cittadini, e Banconote della Federal Reserve, che i comuni cittadini potevano riscattare in cambio di … un bel niente! Ma, almeno, la quantità di Banconote della Federal Reserve in circolazione nel 1946 era ancora limitata dai vincoli imposti dalla riserva aurifera. Non siamo più stati in grado di riscattare i certificati d'argento dal 1967, 29 anni fa, e non c'è stato più alcun vincolo alla riserva d'oro per le banconote dal 1968. E dal 1971 stiamo sballottando su un oceano planetario di moneta fiat. Il dollaro, usando gli stessi indici governativi, ha perso circa l'85% del suo valore negli ultimi 50 anni.

Impiegati statali nel 1946

Per quanto riguarda il numero di dipendenti governativi, nel 1946 ce n'erano un bel po': 3.2 milioni di soli impiegati federali. Ma 1.4 milioni di loro erano militari e, durante il 1947, 600 mila di loro se ne erano andati. Di fatto, dal 1945 al 1947, il numero di impiegati federali scese di 1.7 milioni, più del 50% del totale. Sarebbe davvero ora che anche oggi ci fosse un nuovo ridimensionamento di quella portata.

Che ne dite di un ulteriore indicatore di libertà economica? Nel 1946, la maggior parte delle agenzie federali che abbiamo oggi avrebbero fatto brillare gli occhi del senatore Lyndon Baines Johnson e del deputato Richard Milhous Nixon. Il Registro Federale, la compilazione giornaliera di nuove proposte direttive, emesse da agenzie esecutive, fatta di 63000 pagine nel 1995, era "solo" di 12000 nel 1946.

Crimine 1946

A volte gli Americani scioccamente trascurano di considerare il crimine come una minaccia alla libertà, pensando che l’unica minaccia sia rappresentata dal governo, ma non è così: anche i nostri vicini di casa possono diventare una minaccia per la nostra libertà. Governi senza scrupoli e individui senza scrupoli si aiutano l'un l'altro, e il criminale e il dittatore sono due gemelli che si distinguono solo per la quantità di potenza a disposizione di ciascuno. L'uno diventa la scusa per l'altro, per una sempre maggior illegalità e per sempre una minor libertà. Il perdente, in questa partita, è la Sovranità della Legge.

Ricordiamoci sempre che la libertà non consiste in assenza di leggi, ma che essa è il risultato dell'applicazione efficace della legge morale sia nei confronti dei governati sia in quelli dei governanti.

Nel 1946 gli Americani erano relativamente liberi di gestire i propri affari e le proprie vite e le loro proprietà erano al sicuro, anche se, di fatto, il crimine in quell'anno era salito drammaticamente del 14% dal 1945. E noi ora stiamo guardando indietro di 50 anni: qualcuno che nel 1896 avesse potuto guardare avanti nel tempo, avrebbe detto che gli Americani del 1946 si trovavano in grave pericolo e quelli del 1996, letteralmente, come in uno stato di guerra.

Osservando solo tre statistiche, omidici, stupri e rapine - nel 1946 e 1994, scopriamo che c'erano 4362 omicidi nel 1946 e 23305 nel 1994, 42229 rapine nel 1946 e 618817 rapine nel 1994, 8150 stupri nel 1946 e 102096 stupri nel 1994. Facendo un adattamento sulla crescita della popolazione e sui dati parziali del 1946, vediamo che il numero di omicidi è aumentato più del 40%, quello delle rapine quasi del 300% e quello degli stupri del 230%.

C'è qualcosa di sbagliato in quello che Conservatori e Libertari stanno facendo?

Se abbiamo ragione nel concludere che sia il livello di libertà sia il grado di civiltà sono declinate negli ultimi 50 anni, nonostante i migliori sforzi di milioni di persone e milioni di dollari spesi per preservarle, dobbiamo domandarci allora il perché di tutto questo. C'è qualcosa di sbagliato in quello che noi, ovvero i Liberali Classici, Conservatori e Libertari, stiamo facendo? È forse per questo che il rimedio non funziona? Dopo 50 anni bisogna farsi questa domanda: non ci si può più accontentare di raddoppiare i nostri sforzi e riprovarci ancora con rinnovato impegno.

Una persona che pensava che Conservatori, Libertari e Liberali Classici non fossero sulla strada giusta era la filosofa e romanziera Ayn Rand. La Rand aveva sostenuto a lungo che la libertà era difesa con inettitudine, e che la causa principale della sua scomparsa andava cercata non nella forza dei suoi oppositori, ma nell’incompetenza dei suoi sostenitori. 150 anni fa qualcuno sottolineò infatti che la più grande tragedia che può accadere a una giusta causa non è l'essere abilmente attaccata, ma essere difesa in modo incompetente.

La filosofia della Rand era molto più articolata della sua etica, ma fu la sua etica a farle guadagnare una grande notorietà, perché lei era una sostenitrice dell'egoismo [etico NdT] e una oppositrice dell'altruismo [etico NdT]. Denunciò con violenza i conservatori, le chiese e gli uomini d'affari per la loro incapacità di discernere che una società libera deve fondarsi sull'egoismo [etico], e che la libertà è sovvertita dall'altruismo etico. E la Rand aveva assolutamente ragione, non nelle sue argomentazioni filosofiche, ma certamente nelle sue conclusioni.

Ma né gli sforzi della Rand né quelli dei suoi discepoli hanno avuto successo. Nonostante la vendita di decine di milioni di copie dei suoi libri nei passati 50 anni, la strada verso la schiavitù, prima, divenne una autostrada a quattro corsie, e oggi è diventata a otto, senza caselli in uscita, e senza limiti di velocità. Una Autobahn Americana.

Un altro pensatore che sostenne che la difesa della libertà avanzata dai conservatori, libertari e classici liberali era inadeguata fu Edmund Opitz. Quando sono stato editorialista della rivista The Freeman, egli sottopose un articolo che aveva scritto agli inizi degli anni '60. Lo pubblicammo sotto il titolo "Difendere la Libertà e la Società Libera". Opitz sosteneva che la libertà era sotto attacco su quattro livelli: Teologia/Filosofia, Etica, Politica ed Economia. Ma i difensori della libertà, sottolineò Opitz, stavano rispondendo solo agli attacchi sui fronti politici ed economici, e pertanto per loro non ci sarebbe stato modo di vincere. E quasi a confermare la sua analisi, allora il suo articolo venne rifiutato dalla rivista.

Il mondo degli affari odia l'America

Una delle ragioni, anche se secondaria, del declino della libertà e della civilizzazione è che quelle persone e organizzazioni nella società che hanno la più grande responsabilità per il clima intellettuale che prevale in ogni cultura, e io sto pensando a tre tipi di organizzazioni, chiese, scuole e aziende, sono spesso putride fino alle midolla. Permettetemi di iniziare menzionando per primo le aziende.

Prendiamo un piccolo ma tipico esempio di quello che l'America degli affari sta facendo per sovvertire la civilizzazione e la libertà. L'IBM manda i suoi quadri a fare corsi di formazione ad Armonk, New York, Westchester County. Uno dei consulenti meglio pagati ingaggiati dall'IBM è un tipo chiamato Ted Chiles, un orgoglioso omosessuale praticante e militante, che odia la civilizzazione occidentale e la religione che l'ha creata, il Cristianesimo. Ora, Ted Chiles sarà anche politicamente correttissimo, e la varietà sarà anche il sale della vita, ma troppa varietà, quella del genere sbagliato, è micidiale. Non si mette il cianuro come condimento dell'insalata.

Per decenni, l'America degli affari ha sovvenzionato coloro che odiano l'America, il capitalismo, la libertà, la verità e il Cristianesimo. Non occorre pensare solo alle grandi fondazioni che portano i nomi di industriali come Rockefeller, Ford, Carnegie e Pew - fondazioni che hanno finanziato iniziative e ideologie anti-libertà e anti-civilizzazione per decenni - basta guardare anche alle strutture aziendali come IBM, AT&T e la Disney.

A questo punto però vi sarete chiesti sicuramente, perché ho menzionato il Cristianesimo?

Il fatto che vi siate posti questa domanda è un segnale della gravità del nostro problema, che è molto più profondo dell'economia e della politica. È questa incapacità di conservatori, libertari, e liberali classici di riconoscere la profondità del problema, a spiegare il fallimento dei loro sforzi di preservare la libertà nei 50 anni passati. Per citare Ed Opitz, "il rimedio deve andare tanto a fondo almeno quanto la malattia". Nulla di meno potrà funzionare.

Le chiese furono probabilmente la prima delle tre istituzioni a degenerare. Nel diciannovesimo secolo molti rigettarono il Calvinismo che informava la popolazione e le istituzioni politiche dell'America del diciassettesimo e diciottesimo secolo. Le scuole si adeguarono ben presto, e a tutti i livelli di educazione si cominciò a insegnare una visione del mondo completamente differente da quella dei padri fondatori. Il mondo degli affari fu l'ultima delle tre istituzioni a degenerare, e questo successe perché le chiese e le scuole avevano in precedenza abbandonato la teologia che edificò l'America.

Cinquant'anni fa, Walter Lippmann pubblicò un articolo nel quale sosteneva che:

- coloro che sono responsabili dell'educazione hanno progressivamente rimosso dal curriculum di studi la cultura Occidentale che ha prodotto il moderno stato democratico.

- le scuole e le università hanno pertanto mandato nel mondo uomini che non comprendono più il principio creativo della società in cui vivono.

- Privati della loro tradizione culturale, i nuovi uomini istruiti occidentali non posseggono più, nella forma e nella sostanza delle loro menti e spiriti, le idee, le premesse, le motivazioni, la logica, il metodo e i valori della saggezza accumulata, che sono il talento dietro lo sviluppo della civilizzazione Occidentale.

- l'educazione prevalente è destinata, se continua così, a distruggere la civiltà e, di fatto, la sta distruggendo.

Vi prego di non fraintendere quello che sto dicendo. Non sto ripetendo banalità intorno a crisi morali, non sto sostenendo di schierarci tutti dietro lo "Zar delle Virtù", William Bennett. Il nostro problema, anche se certamente ha a che fare colla moralità, è molto più profondo della moralità stessa. Ancora una volta, è stata Ayn Rand una delle poche persone a riconoscere che è al livello della filosofia, al livello della teologia che si pone il nostro problema. Ma disgraziatamente, la sua teologia, il suo antidoto alla teologia prevalente, è deleterio. Lei rimane tuttavia una delle poche importanti portavoci della libertà che ben comprese il ruolo della filosofia e della teologia nella creazione e nel mantenimento della civiltà.

Ritornare alle basi

Un’ ulteriore nota di chiarimento del mio discorso: proprio come io non sto suggerendo un qualche tipo di vago ed eclettico moralismo, alla "Libro delle Virtù", come il rimedio alla nostra malattia, allo stesso modo non sto affatto suggerendo un qualche tipo di vaga, eclettica religione alla Dwight Eisenhower come il ricostituente di cui abbiamo bisogno. Come sapete, Eisenhower, una volta, osservò che l'America era fondata sulla religione, e se l'America doveva rimanere forte, doveva continuare a esser fondata sulla religione: "non importa quale sia". La dichiarazione di Eisenhower rappresenta una ridicola e superstiziosa fede nella fede che è micidiale quanto il materialismo.

Io non sono né un moralista né un religioso. È che, a differenza di praticamente tutti, sostengo che la teologia ha importanza, eccome.

Quello che suggerisco è che, se noi vogliamo scoprire come ricostruire la libertà e la civiltà nel ventunesimo secolo, dobbiamo studiare come la Civiltà Occidentale venne edificata nei secoli sedicesimo, diciassettesimo e diciottesimo. La libertà e la prosperità che questa nazione ha goduto sono fenomeni inusuali nella storia del mondo.

La libertà e il capitalismo non sono incidenti della storia, né sono i prodotti dello sviluppo economico, come alcuni economisti - e non solo i marxisti - pretendono di sostenere. Essi sono conseguenze secondarie, si potrebbe dire sottoprodotti o ricadute del movimento religioso più profondamente rivoluzionario dell'età moderna: la Riforma Protestante. Libertà e civilizzazione sono i prodotti politici ed economici di idee bibliche e teologiche predicate, pubblicate, e promosse in tutta l'Europa Occidentale dai Riformatori Protestanti.

Come si sa, nel 1904 e 1905 Max Weber pubblicò "L'etica Protestante e lo Spirito del Capitalismo", un lungo articolo che si attirò una raffica di critiche. Critiche che beninteso anche io faccio, ma per una ragione differente dai critici di Weber. L'errore fondamentale di Weber non fu l'essersi spinto troppo oltre, ma al contrario di non averlo fatto abbastanza! Egli timidamente suggerì che l'etica Protestante creò le condizioni psicologiche necessarie per lo sviluppo del capitalismo, e che fu questo a spiegare il perché il capitalismo di mercato si è sviluppato prima nelle nazioni nord-occidentali europee che, come sappiamo, subirono maggiormente l'influenza del Protestantesimo.

Ma Weber avrebbe dovuto concludere che non era solo l'etica del Protestantesimo a spiegare le condizioni psicologiche, ma che era anche la teologia e la filosofia politica del Protestantesimo a spiegare le condizioni sociali, politiche ed economiche occorrenti per lo sviluppo del capitalismo e della libertà. Alcuni storici recenti hanno cominciato a vedere la connessione, un legame che non era sfuggito alle precedenti generazioni, in gran parte esenti dall'influenza del laicismo e del Cattolicesimo Romano. Due di loro, ad esempio, sono Donald Kelley della Rutger University e il Premio Nobel Douglass North della Washington University, nei loro articoli recentemente pubblicati ne "The Origins of Modern Freedom in the West".

Permettetemi ora di discutere a proposito di alcuni argomenti ed esempi in favore della mia tesi, che le principali istituzioni di una libera civilizzazione si possono ricondurre alla Riforma Protestante. Comincerò con l'idea di Governo Costituzionale.

Governo Costituzionale

L'idea che la legge debba essere scritta e non semplicemente orale o consuetudinaria, come tanto i tiranni che i conservatori affascinati dalle consuetudini sembrano preferire, è conosciuta da millenni.

Naturalmente, non dobbiamo quest'idea ai Greci o ai Romani, il cui contributo alla libertà e alla civilizzazione Occidentale è stato enormemente sopravalutato, ma a Dio, che diede a Mosè, secoli prima che Atene e Roma fossero sorte, un codice scritto di leggi, che oggi potete leggere nel libro dell'Esodo. Dio stesso scrisse le leggi fondamentali dell'antica nazione d'Israele, leggi non sottoponibili a emendamento. Oggi le conosciamo come "I Dieci Comandamenti".

Ora, molta gente ha elogiato le virtù della legge scritta. Ma fu Martin Lutero, un monaco tedesco del sedicesimo secolo, a vedere chiaramente e ad avanzare decisamente l'idea che la legge suprema della chiesa cristiana risulta essere stata scritta: La Bibbia solamente è il Verbo di Dio. Lutero scrisse:

"La chiesa di Dio non ha nessun potere di istituire alcun articolo di fede, né mai ne ha istituito alcuno, né mai ne istituirà. La chiesa di Dio non ha nessun potere di confermare articoli o precetti o le Sante Scritture da una più elevata sanzione o autorità giudiziaria, né mai ha fatto una tal cosa né mai la farà. Al contrario, la chiesa di Dio è approvata e confermata dalle Sante Scritture come più elevata autorità giudiziaria."

Contro Lutero, i papi sostenevano che l'autorità suprema nella chiesa e nello stato non fosse una legge scritta, non la Bibbia, ma la Chiesa Stessa, che parlava attraverso il rappresentante di Dio sulla terra, il Pontefice Massimo, il papa. E qui la contesa diventava evidente: è la legge scritta ad essere suprema o, invece, è l'uomo stesso a dover essere supremo? Quelli che erano d'accordo con Lutero, che la sola Bibbia dovesse essere la legge suprema nella chiesa, si opponevano, di conseguenza, alla monarchia ecclesiastica; essi favorivano il repubblicanesimo e la sovranità della legge, difesero il diritto dei membri ordinari di chiesa di giudicare se i loro conduttori insegnavano in conformità con la Bibbia, e di disobbedirli in caso contrario.

Tutte queste idee, centrali alla Riforma e sviluppate principalmente da Martin Lutero e Giovanni Calvino, furono poi applicate ai governi civili. L'intransigente e coraggiosa disobbedienza di Lutero al papa lo spinse a concludere:

"Se si può resistere al papa, si può anche resistere a tutti gli imperatori e i duchi che si ingegnano a difendere il papa".

È stata la teologia di Lutero a portare alla formazione della Lega di Smalcalda dei prìncipi Tedeschi contro il Sacro Romano Imperatore, Carlo V, nel 1530, e alla spaccatura del cosiddetto Sacro Romano Impero.

Ma le cose non finirono qui: gli esiliati inglesi nel continente si opposero al regno di Maria di Tudor negli anni '50 del 1500, gli Ugonotti in Francia resistettero all'oppressiva monarchia Cattolico Romana in Francia, i riformati Olandesi resistettero alla tirannia della Corona Spagnola. Ecco come i pastori Protestanti di Magdeburgo affermarono la loro posizione nel 1550 nella Confessione di Magdeburgo:

"Ci impegneremo a dimostrare che un governo Cristiano può e deve difendere i suoi sudditi contro una più elevata autorità che volesse tentare di costringere le persone a rinnegare il Verbo di Dio e a praticare l'idolatria".

Questa dottrina - che in seguito divenne conosciuta come la dottrina dei Magistrati Inferiori, fu la teoria che informò la Guerra di Indipendenza Americana, che fu combattuta tra due governi istituiti: i governi delle Colonie Americane e il Congresso Continentale contro la Corona Britannica. Non prese le mosse da una ribellione di privati cittadini, e i patrioti Americani non furono ispirati da una qualche teoria laica della rivoluzione. Ma i Francesi, che invece sperimentarono queste cose, ottennero il Terrore e Napoleone.

Fu questa dottrina dei Magistrati Inferiori, e non qualche teoria anarchica, a favorire la crescita della libertà negli Stati Uniti.

Quando questo continente venne popolato da rifugiati cristiani dall'Inghilterra, questi vennero qui per stabilire una nazione libera sotto Dio, una "città splendente sulla collina", come disse John Winthrop, citando la Bibbia. All'inizio, essi non compresero tutte le implicazioni del loro desiderio di libertà. Quelle implicazioni dovettero essere elaborate nel secolo e mezzo successivi. Centocinquant'anni dopo, quando le colonie si separarono dall'Inghilterra e scrissero la Costituzione, pensarono infine di aver trovato una soluzione: un governo centrale di poteri strettamente limitati che non avrebbe potuto agire come avevano fatto il Re o il Parlamento. Quasi tutti i poteri del governo, già di per sé pochi, dovevano essere esercitati dalle contee e dai governi degli stati, e non dal governo centrale.

La dottrina dei Magistrati Inferiori divenne in America la dottrina dell'interposizione: James Madison, architetto della Costituzione, la formulò in questo modo in una risoluzione adottata dalla Camera dei Delegati della Virginia nel 1798, in opposizione all'Alien and Sediction Acts:

"I poteri del Governo Federale ... [sono] limitati dal chiaro senso e intenzione de..[la Costituzione], e in caso di deliberato, evidente e pericoloso esercizio di altri poteri non garantiti dal suddetto patto [la Costituzione], gli Stati, che ne sono partecipi, hanno il diritto e sono in dovere di interporsi per arrestare il progresso del male..."

Madison faceva da eco alle parole di Giovanni Calvino, del suo successore Teodoro Beza e dei pastori protestanti di Magdeburgo.

Leopold von Ranke, il grande storico tedesco del diciannovesimo secolo, non esagerava quando scriveva di Calvino come il "fondatore virtuale dell'America".

Nella storia Americana, la teoria protestante della legge scritta come suprema autorità e la teoria cattolico romana degli uomini come suprema autorità si sono scontrate in molti modi interessanti. Forse avrete sentito la massima, presumibilmente enunciata da un uomo che in seguito divenne un membro della Corte Suprema:

"La costituzione è qualunque cosa la Corte Suprema dice che essa sia"

Questa è la concezione cattolico romana: nove uomini interpretano infallibilmente il documento scritto, senza possibilità di appello. Un politico protestante, facendo da eco a Lutero, rispose a tono a quella dichiarazione:

"No, è la Suprema Corte a essere qualunque cosa la Costituzione dice che essa sia"

La base dell'idea di governo costituzionale è il primo principio della Riforma: La sola Bibbia è il Verbo di Dio. Dall'idea che una costituzione scritta è la legge suprema, derivarono alcune idee collegate: un governo di poteri fissati e limitati, quindi semplicemente ministeriale, esercitante soltanto poteri a esso delegati, e non poteri che possiede inerentemente, la sovranità della legge e non degli uomini e la protezione dell'individuo dal governo. Queste idee erano sostenute da due altre dottrine della Riforma: la Sovranità di Dio e il sacerdozio universale dei credenti.

La Sovranità di Dio e la Sovranità della Legge

Ovviamente è quello di Giovanni Calvino il nome che è più è associato all'idea che Dio è omni-potente, ma tutti i primi riformatori erano uniti su quest'idea, furono solo alcuni apatici discepoli che in seguito la rigettarono. Che relazione ha quest'idea con la libertà? Un'implicazione è che se Dio solo è sovrano, né le collettività né gli individui sono sovrani. Quindi non lo è il Re, fantasticando "L’état, c’est moi", né il popolo, sognando "Vox populi, vox dei": nessuna delle due pretese è legittima.

Il Dispotismo, sia democratico che monarchico è così eliminato, ma neanche il privato individuo è sovrano: tutti, sia governanti che governati, sono soggetti alla legge. Con questa teoria, sia il totalitarismo che l'anarchia vengono evitati. Con qualsiasi altra teoria o l'individuo o la collettività divengono il supremo oppressore.

Il sacerdozio dei credenti e la democrazia.

Un'altra idea che ha provveduto i puntelli teologici per la libertà e la civilizzazione fu l'affermazione di Martin Lutero che il semplice cristiano ha accesso a Dio tramite Cristo solamente. Questa dottrina, presente così chiaramente nella Bibbia, sottominò prima la monarchia e gerarchia ecclesiastica che si era sviluppata nel Medio Evo, e in seguito la monarchia e gerarchia civile, sociale e politica. Il sacerdozio di tutti i credenti decretò la fine dell'aristocrazia sia nella chiesa che nello stato. Tutti gli uomini erano uguali davanti a Dio e alla legge. L'applicazione politica dell'idea di Lutero appare nella Costituzione Americana, che proibisce gli Stati Uniti di concedere titoli nobiliari.

Libertà di Coscienza e Libertà Religiosa

Un'altra fondamentale idea è quella della libertà religiosa. Ecco ancora citate le parole di Lutero:

"È con la Parola che noi dobbiamo combattere, con la Parola dobbiamo rovesciare e distruggere ciò che è stato istituito con l'uso della violenza. Io non farò uso della forza contro la superstizione e l'incredulità... nessuno deve essere costretto. La libertà è l'essenza stessa della fede… Io predicherò, discuterò, e scriverò; ma non costringerò nessuno, perché la fede è un atto volontario... Io mi sono levato contro il papa, le indulgenze, i papisti, ma senza violenza o tumulti. Ho proposto esclusivamente la Parola di Dio; ho predicato e scritto - questo è tutto ciò che ho fatto. Solo la Parola ha fatto tutto. Se avessi voluto fare appello alla forza, l'intera Germania sarebbe stata forse inondata di sangue".

Lutero scrisse queste parole negli anni venti del XVI secolo, ed espose chiaramente la distinzione tra il Cristianesimo Biblico e la teoria e pratica delle chiese istituzionali del Medio Evo e del periodo successivo. La sua idea, ancora una volta, divenne la base per la nozione Puritana di Libertà di Coscienza, che oggi noi conosciamo come libertà religiosa.

Il Primato dell'Individuo e la Proprietà Privata

Anche il concetto di proprietà privata può essere ricondotto alla Riforma Protestante. Harold Berman della Emory University ha osservato che

"la chiave del rinnovamento del diritto nell'Occidente a partire dal sedicesimo secolo è il concetto protestante della facoltà dell'individuo, per grazia di Dio, di trasformare la natura e creare nuovi rapporti sociali attraverso l'esercizio del proprio volere. Il concetto protestante dell'individuo divenne centrale nello sviluppo del moderno diritto di proprietà e del contratto".

I Calvinisti del diciassettesimo secolo, per coloro che sanno leggere la storia, gettarono le fondamenta sia per le libertà che per i diritti civili Inglesi e Americani: libertà di parola, di stampa e di religione, il privilegio contro l'auto-incriminazione, il diritto all'habeas corpus e l'indipendenza delle giurie.

Il Calvinismo in America

Se ora guardiamo agli Stati Uniti forti di queste osservazioni, notiamo alcune cose. In principio tutta l'America era Protestante - 98% della popolazione. I numeri sulla affiliazione ecclesiale a nostra disposizione nel diciassettesimo e diciottesimo secolo mostrano che tre quarti degli Americani erano Calvinisti di un genere o l'altro: Puritani, Pellegrini, Presbiteriani, Battisti, Riformati Tedeschi, Luterani, Congregazionalisti ed Episcopali. C'erano pochi cattolici, praticamente nessun Ebreo o Metodista e nessun Mussulmano, Mormone, Moonie, Buddista, Confuciano, Hindu o Ateo. Ci fosse stato un consistente numero tra questi gruppi, non ci sarebbe stata l'America come l'abbiamo conosciuta, e non perché le persone che credono in queste ideologie siano in qualche modo inferiori, ma perché sono le ideologie stesse che lo sono: sono logicamente incapaci di creare e sostenere una società libera.

La Teologia quindi, lungi dall'essere irrilevante nelle questioni politiche, sociali ed economiche, come gli economisti hanno preteso che essa fosse stata negli ultimi 50 anni, ha determinato delle notevoli conseguenze. Infatti, al fine di mettere le mie argomentazioni il più possibile in stridente contrasto con quelle dei laicisti, la metterò in questo modo: A meno che non si abbia una mentalità celeste, non si sarà di alcun bene sulla terra.

Con il crescere del numero di Americani che aderiscono a credi anti- o sub-Cristiani, le libertà degli americani sono diminuite. Ed è possibile individuare questo fenomeno osservando le cifre dell'appartenenza alle chiese nel diciannovesimo e ventesimo secolo, e anche notando come le chiese stesse abbiano abbandonato la teologia dei primi duecento anni d'America.

Che ci piaccia o no, le libertà religiose, politiche ed economiche, dipendono da un determinato insieme di idee e, quando queste idee non vengono più tenute in conto dalla maggior parte della popolazione, è solo questione di tempo prima che quelle stesse libertà scompaiano.

James Madison, studente del ministro presbiteriano John Witherspoon a Princeton e architetto della Costituzione, scrisse:

"Noi abbiamo scommesso il futuro della civiltà americana non sul potere del governo, lungi da noi! Noi abbiamo scommesso il futuro... sulla capacità di ciascuno e di tutti noi di governare noi stessi, di controllare noi stessi, di sostenere noi stessi secondo i Dieci Comandamenti di Dio".

E, ovviamente, nessuno di noi ha la capacità di obbedire anche a uno solo dei Comandamenti, anche solo nel campo del vivere civico, senza l’ausilio della potenza di Dio.

Nonostante quello che dicono i sondaggi, la maggior parte degli Americani non crede nel Dio della Bibbia. Qualunque risposta diano quando vengono incalzati da qualche sondaggista, essi vivono le loro vite come se Dio non esistesse. Ora, a meno che la gente creda alla teologia che sta dietro ai Dieci Comandamenti, i Comandamenti stessi non significano più nulla. Essi sono considerati semplicemente come dieci suggerimenti offerti da qualche allevatore nomade o da una divinità tribale.

Conclusione

A questo punto, sono in grado di raccogliere questi argomenti con questa conclusione.

Primo: la moderna libertà e civiltà, come noi l’abbiamo conosciuta, esiste principalmente a causa delle idee avanzate dai Riformatori Protestanti nel sedicesimo secolo.

Secondo: Non abbiamo alcuna evidenza storica di qualunque altra costellazione di idee capace di creare libertà e civiltà.

Terzo: Chiese, scuole e aziende, nel ventesimo secolo, non hanno alcun intendimento dei principi sui quali la libertà e la civiltà sono stati fondati e, di fatto, sono ostili a quei principi.

Quarto: I tentativi di libertari, conservatori e liberali classici di salvaguardare la libertà nei 50 anni trascorsi, sono miseramente falliti perché essi non erano stati basati su alcuna corretta comprensione delle precondizioni teologiche e filosofiche per la libertà e la civiltà.

Quinto: Molti conservatori, libertari e liberali classici si oppongono alle idee della Riforma Protestante. Vogliono i frutti della Riforma - libertà e civilizzazione - ma rigettano la radice della libertà e della civilizzazione: il Cristianesimo Biblico.

Sesto: libertà e Cristianesimo sono un pacchetto unico. Nelle parole di Cristo stesso: "Se voi dimorate nella mia Parola, siete veramente miei discepoli, e conoscerete la verità e la verità vi farà liberi" - "Cercate prima il regno di Dio e la sua giustizia, e tutte queste cose " - le cose che chiamiamo libertà, prosperità e civiltà Occidentale - "vi saranno sopraggiunte".

John W. Robbins (1948-2008), filosofo, economista e teologo, è stato assieme a Gary North tra i primi collaboratori di Ron Paul al Congresso americano, e in seguito capo del suo staff. È stato direttore della rivista The Freeman.


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venerdì 3 aprile 2015

Gesù di Nazareth, Nemico dello Stato, Giustiziato per Tradimento.

di Jerry Bowyer

Gesù di Nazareth è stato giustiziato oggi per ordine dello Stato Romano. Modalità di esecuzione: Crocifissione. L'accusa secondo la legge Romana era di tradimento e secondo la legge Erodiana di bestemmia contro il Tempio. L'evidenza contro questo anarchico era così schiacciante che le autorità, sia dello Stato Romano sia del Regno di Erode, sono state concordi per l'arresto e la condanna, dopo averlo sottoposto a processo in entrambe le corti. E in un raro moto spontaneo di giustizia collettiva, persino le masse del popolo che si erano radunate per la Pasqua hanno invocato la sua condanna. Le turbe hanno ribadito la loro lealtà allo stato, proclamando “Noi non abbiamo altro re che Cesare”.

L'esecuzione di venerdì ha messo fine a una carriera di agitatore anti-governativo, costellata da una lunga serie di reati. La famiglia era in possesso di registrazioni genealogiche falsificate, illegali, non autorizzate, secondo le quali Gesù era di lignaggio reale, soverchiando così la legittima pretesa al trono di Erode. La calunnia propagandata tra il popolo che insinua che il Re sia Idumeo e non Giudeo, ha rattristato profondamente il Re, il quale sdegnato ha denunciato il fatto che poco dopo l'ascesa al potere di suo padre, i documenti comprovanti la sua legittima discendenza sono andati distrutti in un misterioso incendio, appiccato quasi certamente da cospiratori anti-governativi.

Persino da bambino Gesù fu riconosciuto come nemico dello stato e condannato a morte dal predecessore del Re attuale, Erode il Grande. Agenti sovversivi stranieri mentirono al re, e con il loro aiuto Gesù e la sua famiglia sfuggirono ai legittimi ordini dell'autorità statale, emigrando illegalmente in Egitto, dove rimasero nascosti fino alla morte del re. In seguito è risaputo che siano rientrati illegalmente in Israele, dove si stabilirono in Galilea, in prossimità del confine del regno, al sicuro lontani dalla sollecita giustizia della capitale.

Gesù, che viene anche proditoriamente chiamato Il Cristo dai suoi seguaci, intraprese una carriera pubblica all'incirca tre anni fa, con l'ausilio di suo cugino Giovanni, il quale fu giustiziato dallo stato per oltraggio a pubblico ufficiale, nella figura del Re.

La carriera criminale di Gesù comprende pubbliche ingiurie al re (chiamato ad esempio “volpe”), con questo sottintendendo che lo stato Romano fosse sottoposto a Dio e non il viceversa come è noto che sia, corruzione di pubblici ufficiali nelle figure di almeno un esattore delle tasse e un membro del Sinedrio, per di più intimandogli/incoraggiandoli a restituire ricchezza a persone dalle quali era stata legittimamente riscossa mediante tassazione. È stato inoltre riconosciuto colpevole di una serie di atti che mettevano subdolamente in discussione la legittimità di organi dello stato come il Tempio di Erode. Per esempio, egli offrì ai peccatori perdono e comunione con Dio, infrangendo il monopolio Templare dell'espiazione e del perdono pubblici. Non bastasse questo, egli ha illegalmente oltrepassato la soglia della proprietà statale e interferito con le operazioni autorizzate dallo stato dei cambiavalute, che stavano regolarmente operando con il permesso dei funzionari nominati dal re, e ai tassi di cambio stabiliti dallo stato.

Egli è stato in grado per un certo tempo a sfuggire all'arresto grazie alla tattica di camuffare abilmente la sua propaganda anti-governativa sotto le mentite spoglie di risposte sibilline, suggestive ma ambigue analogie, e aforismi disorientanti, con i quali è riuscito a raccogliere un seguito senza però dare una chiara evidenza delle sue opinioni sovversive. Ma la sua propaganda anti-governativa ha dovuto alla fine diventare palese: predicendo la distruzione del Tempio di Erode, e addirittura negandone la legittimità, dichiarandolo “desolato”.

La sua esecuzione è stata rapida e crudele, e i suoi discepoli sono stati dispersi. Le autorità confidano che il suo nome sarà presto dimenticato, mentre Roma, la Città Eterna, dimorerà imperitura. Il tempio edificato sul potere dello stato Romano, e la regalità Erodiana dureranno per sempre. Le autorità riassicurano il popolo che la punizione ultima sulla quale tutto il potere statale è fondato, la morte, sarà l'ultima parola pronunciata su questo breve episodio nella storia Romana.


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L'Economia Classica e le Sue Radici Religiose

giovedì 27 novembre 2014

L'Ingratitudine, la Distruttrice delle Nazioni.

di Jerry Bowyer

Spero che quanto segue possa aiutarvi a comprendere cosa sta succedendo nella nostra epoca.

La gratitudine civica, non solo è una virtù, ma è quella più necessaria alla vita di una nazione. La storia l'ha confermato. Roma è stata il più grande impero dei tempi antichi, di conseguenza la sua caduta è stata la più grande che il mondo abbia mai visto. Perché Roma cadde? Alcuni dicono per le tasse troppo elevate, altri dicono che fu indebolita dall'abbraccio della compassione Cristiana. O forse è stata la cattiva sorte. Ma la risposta più comune è che Roma cadde a causa della decadenza, ragione più prossima alla verità di qualunque altra. Ma qui parliamo di un particolare tipo di decadenza.

Nel primo secolo, San Paolo scrisse una lettera alla chiesa di Roma dove lo mise a chiare lettere meglio di ogni commentatore dal allora e fino allora. Egli disse che Roma cessò di credere nel monoteismo e “neppure furono riconoscenti”. Paolo osserva che alla radice della decadenza di Roma c'era l'ingratitudine. Vedete, i cittadini Romani a un certo punto della loro storia avevato posseduto più di ogni altro abitante del mondo. Avevano una solida tradizione di diritti di proprietà, tasse basse e voce nella loro politica. Tutto questo era garantito da una forma repubblicana di governo che poneva in massima stima la “sovranità della legge”. Durante i gloriosi giorni della Repubblica Romana, la legge era al di sopra del re e non il viceversa. Ma tutto questo mutò con l'avvento dei Cesari, che promisero grande prosperità, maggiori privilegi e infine panem (assistenzialismo) et circenses (intrattenimento violento). Ma c'era una sola cosa che i Romani dovevano cedere per poter ottenere questi benefici: la loro forma repubblicana di governo. Questo genere di lusinghe sono efficaci solo con un particolare genere di persone: gli ingrati. Che è quello che erano i Romani in quella generazione, quello che San Paolo ci vide. (Suggerimento a coloro che non avessero studiato la storia: rinoleggiate Star Wars: l'attacco dei cloni e potrete farvi un idea del clima generale di quegli eventi).

La lusinga dei despoti è sempre la stessa: cedete quel che avete adesso e in cambio io creerò il Cielo sulla Terra. Implicita in questa trattativa è questa premessa: “Non avete niente da perdere”. Ma sono solo le persone che hanno amputato la virtù della gratitudine politica quelle a credere di non aver niente da perdere. In breve, la gratitudine è la principale salvaguardia contro la demagogia. La storia del ventesimo secolo, che è stato il più sanguinoso della storia dell'umanità, è in larga parte la storia di quello che succede al mondo quando la gratitudine svanisce e i popoli vengono sollecitati a cedere quelle libertà duramente conquistate in cambio della gloria razziale (i Nazisti) o della sicurezza economica (i Comunisti). Ma i nostri antenati lo sapevano bene, per questo ci hanno trasmesso un vaccino contro tutto questo: il Giorno del Ringraziamento. Onoriamoli quindi e onoriamo il dono che ci hanno fatto.

giovedì 2 ottobre 2014

"Non c'è Abbastanza Oro" per un Gold-Standard?

di Bojidar Marinov

Se siete dei sostenitori di un sistema di moneta sana/sonante, o Gold-standard, avrete sentito questa manfrina svariate volte: “Non possiamo tornare al gold-standard, non c'è abbastanza oro nell'economia”. Lo avrete sicuramente visto nei commenti su Facebook ai vostri post. Lo avrete sentito dire dal vostro scettico vicino di casa discutendo di politica. Lo avrete letto in un giornale locale, in un articolo di un giovane aspirante giornalista la cui conoscenza dell'economia è pari alla vostra conoscenza della composizione chimica dei pianeti che orbitano attorno ad Alfa-Centauri. Non l'avrete certamente mai sentito dire da un economista professionista, né da un sostenitore delle banche centrali e del denaro fiat. Gli economisti preparati infatti non ne fanno menzione. Ma è sempre sulla bocca di gente con scarsa conoscenza dell'economia e del denaro. [Probabilmente non l'avrete mai sentito dire da qualcuno che abbia più di 80 anni che ricorda ancora cosa fosse la moneta sonante]. È ripetuta prevalentemente da persone che non hanno mai visto in vita loro altro che la moneta fiat manipolata dalla banca centrale, incapaci di immaginare l'esistenza di qualcos'altro. [E i giovani? Beh, per loro è diverso, ed è per colpa di Ron Paul se per loro è diverso].

Ma ritorniamo al dunque. È questa una argomentazione valida? Dobbiamo però prima porci delle altre domande per potervi rispondere.

Cominciamo con una domanda ovvia: Non abbastanza oro per che cosa? La risposta scontata è , “eh... beh vedete... per l'economia, per tutti i beni nell'economia”

Non molto convincente, ovviamente. Per cosa serve l'oro ai beni nell'economia? E come fate a sapere quanto oro serva all'economia?

Questa sì che è una domanda difficile.

“Beh, abbiamo così tanti beni nell'economia, ci servirà più oro per scambiarli. Se non c'è abbastanza oro, allora gran parte degli scambi non avverrà perché non ci sarà abbastanza oro a disposizione della gente per commerciare”.

Ecco, finalmente giungiamo ora a qualcosa di più concreto: il rapporto beni/oro, che è chiamato “prezzo in oro”. Invece di 30000€ per un SUV nuovo, il prezzo sarà diciamo qualcosa come 18 once troy d'oro. Il sofisma quindi così procede: se prendiamo tutti i beni e servizi con i loro prezzi in oro e li sommiamo, il valore totale supererà di gran lunga la quantità d'oro a disposizione nel mondo oggi.

Ma aspettate un attimo. I prezzi in oro sono fissi e immutabili? Ovviamente quel prezzo di 30000€ non è fisso e immutabile. Noi tutti ci ricordiamo di come dieci anni fa i SUV (et similia) avessero prezzi differenti. Come mai sono cambiati? Semplice: l'offerta di denaro nell'economia è cambiata (a causa dell'opera di contraffazione della banca centrale) e mediante i meccanismi di mercato, i prezzi si sono adeguati al nuovo aumentato livello di offerta di denaro nell'economia. Risultato? Prezzi più alti.

E allora perché non può succedere lo stesso con l'oro, ma nella direzione opposta? Chi ha detto che i prezzi in oro sono fissi e immutabili? C'è il mercato, che adeguerà i prezzi in oro all'offerta in oro nell'economia. Cosa c'è di tanto complicato in tutto questo? Succede tutti i giorni!

E inoltre, cosa succede all'oro una volta usato in una transazione? Non è difficile immaginarlo, succede la stessa cosa con gli Euro nel vostro portafoglio: sarà immediatamente usato in un'altra transazione. La stessa oncia d'oro può compiere tutta una serie di scambi nello stesso giorno. Non penserete davvero che l'oro scompaia dal mercato una volta usato per acquistare beni, vero?

“Ma i produttori non abbasseranno mai i prezzi.”

Ah davvero? È proprio quello che pensava Marx, che su questa bislacca idea basò la sua devozione alle “contraddizioni sistemiche del capitalismo”. Ma come potete facilmente immaginare, i produttori invece abbassano i prezzi tutti i giorni, basta che prendiate un giornale locale e guardiate nella pagina delle offerte e promozioni.

“Ma senza una domanda adeguata per i beni, l'economia andrà in stagnazione. Occorre adeguare l'offerta di moneta per poter creare la domanda”.

Vediamo un po'. Ci sono beni reali ma non c'è per questi la domanda. Pertanto per creare la domanda per dei beni reali, si stampa un bel po' di moneta finta, che pareggi i beni reali. I produttori non abbasseranno i prezzi per ottenere moneta vera, ma saranno invece ben felici di esser pagati con moneta finta.

Se ci pensate, non ci sono abbastanza Mercedes-Benz nel mondo. Attualmente ci saranno probabilmente un miliardo di persone che gradirebbero avere una Mercedes-Benz se solo potessero permettersela, ma tutti gli impianti della Mercedes-Benz nel mondo non sono in grado di produrre quella quantità. La vostra soluzione è di stampare moneta finta e metterla nelle mani di queste persone per comprarsi una Mercedes-Benz vera. Ma allora perché non usare la stessa soluzione al contrario, e stampare finte Mercedes-Benz sulla carta e distribuirle a tutti coloro che le desiderano? Se la moneta finta stimola l'economia, certamente delle finte Mercedes-Benz potranno fare altrettanto.

C'è ancora un'altra domanda: Ma perché gli antichi scelsero l'oro come moneta? Perché non usarono qualcosa di cui “ce n'era abbastanza” nel mondo, come la sabbia? Dopotutto, se vi occorre un materiale di cui “ce ne sia abbastanza” per tutti i beni, la sabbia è il candidato ideale Non si esaurirà praticamente mai, ce ne sono nel mondo milioni su milioni di tonnellate. Vedete, le economie dell'antichità avrebbero potuto così prosperare immensamente, il commercio avrebbe conosciuto una spettacolare espansione, e la produzione sarebbe andata alle stelle.

Ma allora perché scelsero l'oro? Esattamente perché non ce n'era abbastanza. Che significa che il suo valore sarebbe stato elevato. (Gli economisti lo chiamano “elevato valore marginale”, cioè un elevato valore per ogni unità addizionale della merce in questione). Non dovete certo andare in giro con una carovana di dieci cammelli carichi d'oro per fare la spesa. Un decimo d'oncia o anche meno sarà sufficiente per la spesa di una settimana.

E allora, se per secoli l'oro è stato moneta proprio a causa della sua scarsità, qual'è la logica di accantonarlo oggi proprio per lo stesso motivo?

C'è quindi abbastanza oro nell'economia per un ritorno al Gold-standard? Nessuno lo sa, e la cosa non ha importanza, perché la questione è irrilevante. Infatti la vera questione non è mai stata se ci sia abbastanza moneta nell'economia, ma se quella moneta sia stabile e affidabile. E quella che usiamo oggi non lo è. Per questa ragione sarebbe meglio ritornare al Gold-standard, per restituirle stabilità e affidabilità.

E se proprio ci tenete così tanto alla moneta fiat, stampatevi la vostra e provate a farci degli acquisti.Di sicuro la vostra economia personale ne trarrà un drammatico giovamento. ;)


Nota: [Le parti in carattere piccolo sono irrilevanti per un lettore italiano, ma sono state incluse per completezza]

Addendum dell'Autore: Lo stesso discorso può essere fatto per l'argento, o per ogni altra moneta sana che sorga dal mercato.

mercoledì 17 luglio 2013

Siamo oggi qui riuniti per assistere alla sepoltura dell'Etica del Lavoro Protestante

Vincent Van Gogh
Congregazione che esce dalla
Chiesa Riformata di Nuenen
di Bill Frezza

Le virtù economiche non spuntano dal nulla, ma sono radicate nelle più elevate virtù morali alle quali ci affidiamo per dirigere le nostre vite.

Sia ben chiaro che qui non sto affatto perorando la causa del Protestantesimo, o del Cristianesimo, o del monoteismo, o della religione in generale, infatti i miei principi morali derivano dalla ragione, e non dalla fede. Ma la storia suggerisce con forza che la Civilizzazione Occidentale deve la sua forza motivante e il suo successo senza predecenti a un corredo di virtù che il filosofo tedesco Max Weber chiamò “L'Etica del Lavoro Protestante”, che venne probabilmente incarnata meglio di chiunque altro nel santo patrono della virtù civica americana, Benjamin Franklin.

Non occorre certo essere un Protestante praticante per abbracciare questa etica, o un brillante Pico della Mirandola per poter beneficiare della sua pratica. Dopo mezzo secolo di spoliazione comunista, il popolo cinese si è rimboccato le maniche e si sta risollevando praticando quelle virtù che sarebbero state piuttosto familiari sia a Weber che a Franklin. Ogni sgobbone messicano che sgattaiola attaverso le nostre frontiere per costruire una vita migliore per sé stesso e la sua famiglia, incorpora l'Etica del Lavoro Protestante.

In un'ondata dopo l'altra, immigrati di tutte le nazioni sono stati attratti da queste sponde perché gli Stati Uniti offrivano sia la libertà sia le opportunità economiche che essi non potevano trovare nelle loro terre natìe. E sono questi immigrati e la loro discendenza che diedero vita alla più grande saga di successi economici nella storia del mondo. Sono state la loro determinazione a lavorare sodo, di scegliere il risparmio invece dello sperpero, e di investire nelle loro famiglie e nelle locali organizzazioni civiche a diventare il fondamento sul quale venne costruito il capitalismo. Ci voleva giusto la sovranità della legge1 e il rispetto per la proprietà privata per dar vita al dinamismo della American Way.

Le cause degli attuali malanni dell'America sono molte, e alcune sono più difficili da affrontare di altre. Le sbagliate politiche fiscali e monetarie, la farraginosa regolamentazione del nostro dissoluto e schizofrenico governo stanno salde in cima alla lista, ma queste rimangono purtuttavia problemi reversibili.

Ma un problema molto più difficilmente reversibile è lo sfacelo della nostra struttura morale, il declino dell'Etica del Lavoro Protestante, erose da decenni di New Deal, Great Societies2 e un tentativo [fallito NdT] dopo l'altro di diffondere il benessere. Al suo posto, abbiamo oggi la cultura dei diritti3 e di dipendenza [dallo Stato NdT] che minaccia di accelerare la nostra deriva verso il declino definitivo.

Il grafico incluso ci mostra allarmanti statistiche.

Il primo tracciato mostra l'indice breadwinner, ovvero la percentuale della popolazione maschile americana con un lavoro salariato. Solo pochi punti di questo declino possono essere ascritti all'invecchiamento della popolazione. Il grafico per i maschi da 18 a 52 anni mostra la stessa tendenza.

Il secondo mostra il numero di nascite al di fuori del matrimonio, il cui tasso ha superato il 40 per cento di tutte le nascite dal 2008 in poi. A questo aggiungiamo il nuovo, “normale”, tasso di divorzi del 50%, ed ecco a voi una nazione nella quale la maggior parte dei figli viene allevata al di fuori dell'unità economica una volta conosciuta come famiglia nucleare.

Il terzo tracciato mostra la spesa pubblica pro capite totale, aggiustata all'inflazione, che comprende le spese federali, statali e comunali stimate al meglio. Quanta parte di questa enorme crescita della spesa pubblica procapite nel corso degli anni sia causa – o effetto – delle prime due tendenze è ancora oggetto di discussione, ma la correlazione è evidente. Quando quelli che portavano a casa la pagnotta nella famiglia tradizionale hanno smesso di farlo, tutto il peso è ricaduto sui rimanenti lavoratori, un crescente numero dei quali sono madri single che si arrabattano per arrivare alla fine del mese.

Se cercare il modo di riuscire a venir fuori dal pantano fiscale, monetario e legislativo in cui ci ritroviamo è la questione politica dei nostri tempi, allora trovare la maniera di recuperarela nostra Etica del Lavoro Protestante andata perduta è la questione morale in cima a tutte le altre. Ho tuttavia il sospetto che la religione tradizionale non servirà a un granché. Troppi Americani, per svariate ragioni, hanno abbandonato la chiesa, me compreso. Perciò, se dobbiamo trovare una soluzione, dovrà essere qui sulla Terra.

La battaglia per ripristinare la virtù economica non sarà meno difficile della battaglia per pareggiare il bilancio federale. Questo perché la battaglia contro la nostra deriva nella dipendenza [dallo Stato NdT] non è politica, ma culturale.

Le nostre istituzioni educative e culturali e i nostri media sono alla mercé di una potente elite che vede nell'Etica del Lavoro Protestante al meglio una bizzarra reliquia, e al peggio un sistema in cattiva coscienza, concepito e inteso per perpetuare l'oppressione della classe lavoratrice.

Al suo posto, essi offrono uno spezzatino multiculturale di panacee collettiviste che si fa beffe della responsabilità individuale ed esalta il welfare redistribuzionista come l'istituzione centrale attorno al quale noi dobbiamo costruire la nostra vita.

Per questo temo che la sola terapia praticabile per i curare nostri malanni è quella solita che la storia somministra quando i costumi di una società si scontrano con la realtà: la sofferenza. Con ogni probabilità l'America dovrà andare incontro a un brusco calo del tenore di vità prima che le virtù economiche abbiano una possibilità di essere recuperate.


1 Deliberata traduzione di rule of law al posto di quella standard stato di diritto.

2 Da wikipedia in inglese: Il Great Society fu una serie di programmi nazionali di riforme sociali negli anni '60, con lo scopo di eliminare la povertà e l'ingiustizia sociale.

3 Entitlements nell'originale, che dà l'idea più dell'aver titolo piuttosto dell'aver diritto.

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