giovedì 2 ottobre 2014

"Non c'è Abbastanza Oro" per un Gold-Standard?

di Bojidar Marinov

Se siete dei sostenitori di un sistema di moneta sana/sonante, o Gold-standard, avrete sentito questa manfrina svariate volte: “Non possiamo tornare al gold-standard, non c'è abbastanza oro nell'economia”. Lo avrete sicuramente visto nei commenti su Facebook ai vostri post. Lo avrete sentito dire dal vostro scettico vicino di casa discutendo di politica. Lo avrete letto in un giornale locale, in un articolo di un giovane aspirante giornalista la cui conoscenza dell'economia è pari alla vostra conoscenza della composizione chimica dei pianeti che orbitano attorno ad Alfa-Centauri. Non l'avrete certamente mai sentito dire da un economista professionista, né da un sostenitore delle banche centrali e del denaro fiat. Gli economisti preparati infatti non ne fanno menzione. Ma è sempre sulla bocca di gente con scarsa conoscenza dell'economia e del denaro. [Probabilmente non l'avrete mai sentito dire da qualcuno che abbia più di 80 anni che ricorda ancora cosa fosse la moneta sonante]. È ripetuta prevalentemente da persone che non hanno mai visto in vita loro altro che la moneta fiat manipolata dalla banca centrale, incapaci di immaginare l'esistenza di qualcos'altro. [E i giovani? Beh, per loro è diverso, ed è per colpa di Ron Paul se per loro è diverso].

Ma ritorniamo al dunque. È questa una argomentazione valida? Dobbiamo però prima porci delle altre domande per potervi rispondere.

Cominciamo con una domanda ovvia: Non abbastanza oro per che cosa? La risposta scontata è , “eh... beh vedete... per l'economia, per tutti i beni nell'economia”

Non molto convincente, ovviamente. Per cosa serve l'oro ai beni nell'economia? E come fate a sapere quanto oro serva all'economia?

Questa sì che è una domanda difficile.

“Beh, abbiamo così tanti beni nell'economia, ci servirà più oro per scambiarli. Se non c'è abbastanza oro, allora gran parte degli scambi non avverrà perché non ci sarà abbastanza oro a disposizione della gente per commerciare”.

Ecco, finalmente giungiamo ora a qualcosa di più concreto: il rapporto beni/oro, che è chiamato “prezzo in oro”. Invece di 30000€ per un SUV nuovo, il prezzo sarà diciamo qualcosa come 18 once troy d'oro. Il sofisma quindi così procede: se prendiamo tutti i beni e servizi con i loro prezzi in oro e li sommiamo, il valore totale supererà di gran lunga la quantità d'oro a disposizione nel mondo oggi.

Ma aspettate un attimo. I prezzi in oro sono fissi e immutabili? Ovviamente quel prezzo di 30000€ non è fisso e immutabile. Noi tutti ci ricordiamo di come dieci anni fa i SUV (et similia) avessero prezzi differenti. Come mai sono cambiati? Semplice: l'offerta di denaro nell'economia è cambiata (a causa dell'opera di contraffazione della banca centrale) e mediante i meccanismi di mercato, i prezzi si sono adeguati al nuovo aumentato livello di offerta di denaro nell'economia. Risultato? Prezzi più alti.

E allora perché non può succedere lo stesso con l'oro, ma nella direzione opposta? Chi ha detto che i prezzi in oro sono fissi e immutabili? C'è il mercato, che adeguerà i prezzi in oro all'offerta in oro nell'economia. Cosa c'è di tanto complicato in tutto questo? Succede tutti i giorni!

E inoltre, cosa succede all'oro una volta usato in una transazione? Non è difficile immaginarlo, succede la stessa cosa con gli Euro nel vostro portafoglio: sarà immediatamente usato in un'altra transazione. La stessa oncia d'oro può compiere tutta una serie di scambi nello stesso giorno. Non penserete davvero che l'oro scompaia dal mercato una volta usato per acquistare beni, vero?

“Ma i produttori non abbasseranno mai i prezzi.”

Ah davvero? È proprio quello che pensava Marx, che su questa bislacca idea basò la sua devozione alle “contraddizioni sistemiche del capitalismo”. Ma come potete facilmente immaginare, i produttori invece abbassano i prezzi tutti i giorni, basta che prendiate un giornale locale e guardiate nella pagina delle offerte e promozioni.

“Ma senza una domanda adeguata per i beni, l'economia andrà in stagnazione. Occorre adeguare l'offerta di moneta per poter creare la domanda”.

Vediamo un po'. Ci sono beni reali ma non c'è per questi la domanda. Pertanto per creare la domanda per dei beni reali, si stampa un bel po' di moneta finta, che pareggi i beni reali. I produttori non abbasseranno i prezzi per ottenere moneta vera, ma saranno invece ben felici di esser pagati con moneta finta.

Se ci pensate, non ci sono abbastanza Mercedes-Benz nel mondo. Attualmente ci saranno probabilmente un miliardo di persone che gradirebbero avere una Mercedes-Benz se solo potessero permettersela, ma tutti gli impianti della Mercedes-Benz nel mondo non sono in grado di produrre quella quantità. La vostra soluzione è di stampare moneta finta e metterla nelle mani di queste persone per comprarsi una Mercedes-Benz vera. Ma allora perché non usare la stessa soluzione al contrario, e stampare finte Mercedes-Benz sulla carta e distribuirle a tutti coloro che le desiderano? Se la moneta finta stimola l'economia, certamente delle finte Mercedes-Benz potranno fare altrettanto.

C'è ancora un'altra domanda: Ma perché gli antichi scelsero l'oro come moneta? Perché non usarono qualcosa di cui “ce n'era abbastanza” nel mondo, come la sabbia? Dopotutto, se vi occorre un materiale di cui “ce ne sia abbastanza” per tutti i beni, la sabbia è il candidato ideale Non si esaurirà praticamente mai, ce ne sono nel mondo milioni su milioni di tonnellate. Vedete, le economie dell'antichità avrebbero potuto così prosperare immensamente, il commercio avrebbe conosciuto una spettacolare espansione, e la produzione sarebbe andata alle stelle.

Ma allora perché scelsero l'oro? Esattamente perché non ce n'era abbastanza. Che significa che il suo valore sarebbe stato elevato. (Gli economisti lo chiamano “elevato valore marginale”, cioè un elevato valore per ogni unità addizionale della merce in questione). Non dovete certo andare in giro con una carovana di dieci cammelli carichi d'oro per fare la spesa. Un decimo d'oncia o anche meno sarà sufficiente per la spesa di una settimana.

E allora, se per secoli l'oro è stato moneta proprio a causa della sua scarsità, qual'è la logica di accantonarlo oggi proprio per lo stesso motivo?

C'è quindi abbastanza oro nell'economia per un ritorno al Gold-standard? Nessuno lo sa, e la cosa non ha importanza, perché la questione è irrilevante. Infatti la vera questione non è mai stata se ci sia abbastanza moneta nell'economia, ma se quella moneta sia stabile e affidabile. E quella che usiamo oggi non lo è. Per questa ragione sarebbe meglio ritornare al Gold-standard, per restituirle stabilità e affidabilità.

E se proprio ci tenete così tanto alla moneta fiat, stampatevi la vostra e provate a farci degli acquisti.Di sicuro la vostra economia personale ne trarrà un drammatico giovamento. ;)


Nota: [Le parti in carattere piccolo sono irrilevanti per un lettore italiano, ma sono state incluse per completezza]

Addendum dell'Autore: Lo stesso discorso può essere fatto per l'argento, o per ogni altra moneta sana che sorga dal mercato.

mercoledì 17 luglio 2013

Siamo oggi qui riuniti per assistere alla sepoltura dell'Etica del Lavoro Protestante

Vincent Van Gogh
Congregazione che esce dalla
Chiesa Riformata di Nuenen
di Bill Frezza

Le virtù economiche non spuntano dal nulla, ma sono radicate nelle più elevate virtù morali alle quali ci affidiamo per dirigere le nostre vite.

Sia ben chiaro che qui non sto affatto perorando la causa del Protestantesimo, o del Cristianesimo, o del monoteismo, o della religione in generale, infatti i miei principi morali derivano dalla ragione, e non dalla fede. Ma la storia suggerisce con forza che la Civilizzazione Occidentale deve la sua forza motivante e il suo successo senza predecenti a un corredo di virtù che il filosofo tedesco Max Weber chiamò “L'Etica del Lavoro Protestante”, che venne probabilmente incarnata meglio di chiunque altro nel santo patrono della virtù civica americana, Benjamin Franklin.

Non occorre certo essere un Protestante praticante per abbracciare questa etica, o un brillante Pico della Mirandola per poter beneficiare della sua pratica. Dopo mezzo secolo di spoliazione comunista, il popolo cinese si è rimboccato le maniche e si sta risollevando praticando quelle virtù che sarebbero state piuttosto familiari sia a Weber che a Franklin. Ogni sgobbone messicano che sgattaiola attaverso le nostre frontiere per costruire una vita migliore per sé stesso e la sua famiglia, incorpora l'Etica del Lavoro Protestante.

In un'ondata dopo l'altra, immigrati di tutte le nazioni sono stati attratti da queste sponde perché gli Stati Uniti offrivano sia la libertà sia le opportunità economiche che essi non potevano trovare nelle loro terre natìe. E sono questi immigrati e la loro discendenza che diedero vita alla più grande saga di successi economici nella storia del mondo. Sono state la loro determinazione a lavorare sodo, di scegliere il risparmio invece dello sperpero, e di investire nelle loro famiglie e nelle locali organizzazioni civiche a diventare il fondamento sul quale venne costruito il capitalismo. Ci voleva giusto la sovranità della legge1 e il rispetto per la proprietà privata per dar vita al dinamismo della American Way.

Le cause degli attuali malanni dell'America sono molte, e alcune sono più difficili da affrontare di altre. Le sbagliate politiche fiscali e monetarie, la farraginosa regolamentazione del nostro dissoluto e schizofrenico governo stanno salde in cima alla lista, ma queste rimangono purtuttavia problemi reversibili.

Ma un problema molto più difficilmente reversibile è lo sfacelo della nostra struttura morale, il declino dell'Etica del Lavoro Protestante, erose da decenni di New Deal, Great Societies2 e un tentativo [fallito NdT] dopo l'altro di diffondere il benessere. Al suo posto, abbiamo oggi la cultura dei diritti3 e di dipendenza [dallo Stato NdT] che minaccia di accelerare la nostra deriva verso il declino definitivo.

Il grafico incluso ci mostra allarmanti statistiche.

Il primo tracciato mostra l'indice breadwinner, ovvero la percentuale della popolazione maschile americana con un lavoro salariato. Solo pochi punti di questo declino possono essere ascritti all'invecchiamento della popolazione. Il grafico per i maschi da 18 a 52 anni mostra la stessa tendenza.

Il secondo mostra il numero di nascite al di fuori del matrimonio, il cui tasso ha superato il 40 per cento di tutte le nascite dal 2008 in poi. A questo aggiungiamo il nuovo, “normale”, tasso di divorzi del 50%, ed ecco a voi una nazione nella quale la maggior parte dei figli viene allevata al di fuori dell'unità economica una volta conosciuta come famiglia nucleare.

Il terzo tracciato mostra la spesa pubblica pro capite totale, aggiustata all'inflazione, che comprende le spese federali, statali e comunali stimate al meglio. Quanta parte di questa enorme crescita della spesa pubblica procapite nel corso degli anni sia causa – o effetto – delle prime due tendenze è ancora oggetto di discussione, ma la correlazione è evidente. Quando quelli che portavano a casa la pagnotta nella famiglia tradizionale hanno smesso di farlo, tutto il peso è ricaduto sui rimanenti lavoratori, un crescente numero dei quali sono madri single che si arrabattano per arrivare alla fine del mese.

Se cercare il modo di riuscire a venir fuori dal pantano fiscale, monetario e legislativo in cui ci ritroviamo è la questione politica dei nostri tempi, allora trovare la maniera di recuperarela nostra Etica del Lavoro Protestante andata perduta è la questione morale in cima a tutte le altre. Ho tuttavia il sospetto che la religione tradizionale non servirà a un granché. Troppi Americani, per svariate ragioni, hanno abbandonato la chiesa, me compreso. Perciò, se dobbiamo trovare una soluzione, dovrà essere qui sulla Terra.

La battaglia per ripristinare la virtù economica non sarà meno difficile della battaglia per pareggiare il bilancio federale. Questo perché la battaglia contro la nostra deriva nella dipendenza [dallo Stato NdT] non è politica, ma culturale.

Le nostre istituzioni educative e culturali e i nostri media sono alla mercé di una potente elite che vede nell'Etica del Lavoro Protestante al meglio una bizzarra reliquia, e al peggio un sistema in cattiva coscienza, concepito e inteso per perpetuare l'oppressione della classe lavoratrice.

Al suo posto, essi offrono uno spezzatino multiculturale di panacee collettiviste che si fa beffe della responsabilità individuale ed esalta il welfare redistribuzionista come l'istituzione centrale attorno al quale noi dobbiamo costruire la nostra vita.

Per questo temo che la sola terapia praticabile per i curare nostri malanni è quella solita che la storia somministra quando i costumi di una società si scontrano con la realtà: la sofferenza. Con ogni probabilità l'America dovrà andare incontro a un brusco calo del tenore di vità prima che le virtù economiche abbiano una possibilità di essere recuperate.


1 Deliberata traduzione di rule of law al posto di quella standard stato di diritto.

2 Da wikipedia in inglese: Il Great Society fu una serie di programmi nazionali di riforme sociali negli anni '60, con lo scopo di eliminare la povertà e l'ingiustizia sociale.

3 Entitlements nell'originale, che dà l'idea più dell'aver titolo piuttosto dell'aver diritto.

giovedì 27 giugno 2013

L'Economia Classica e le sue Radici Religiose

dal blog di Jerry Bowyer

Qualche anno fa passai un paio di giorni in uno studio televisivo per registrare una serie di brevi lezioni sui principi base dell'economia classica e su come questi si applichino agli investimenti finanziari. Dato che l'idea di Dio era rilevante per i fondatori dell'economia classica, e che era cosa gradita all'azienda che aveva commissionato la serie, decisi di passare del tempo a leggere l'opera incompiuta di Jacob Viner, The Role of Providence and the Social Order per potermi così preparare per il progetto.

Viner fu un professore di economia all'Università di Chicago e fu insegnante, tra gli altri, del famoso Milton Friedman. Alcuni dei suoi colleghi a Chicago stimarono che mai nessun altro come lui aveva letto così tanta storia economica. Viner aveva sempre avuto interesse a scrivere qualcosa riguardo le radici teologiche della moderna economia di libero mercato, ma siccome c'era poco interesse per l'argomento a metà del XX secolo, accantonò il progetto per gran parte della sua vita. Ma quando potè finalmente scrivere sul tema era ormai troppo tardi, e non riuscì a finirlo prima della sua morte.

Dopo diversi decenni di ricerca, Viner concluse che Adam Smith era stato un esempio di quel filone di pensiero che egli chiamò “provvidenzialismo ottimistico”. Questa concezione è antica almeno quanto i padri della Chiesa, risalente almeno al tempo di S. Agostino. Si diffuse lentamente nel tempo e finalmente diventò popolare negli ambienti intellettuali al tempo di Adam Smith. Viner evidenziò l'idea estremamente importante, da lui ribattezzata “abbondanza provvidenziale”, che sosteneva che l'universo era stato progettato da Dio per essere nell'abbondanza. Le cose necessarie della vita erano da lui ampiamente elargite, e perfino i lussi erano alla portata di chiunque posto che si permetta a persone libere di perseguire il proprio interesse. L'uomo, essendo tuttavia in possesso del libero arbitrio, avrebbe anche potuto mancare o sprecare quelle opportunità con il saccheggio, la guerra e l'imperialismo, quantunque queste cose non fossero parte del progetto originale. Frederick Bastiat sviluppa questa idea più pienamente nel suo Armonie Economiche, sostenendo che il lavoro pacifico e l'abbondanza erano l'intento del giardino dell'Eden, ma in seguito a una “incomprensione tra Dio e l'uomo”, questi scelse il cammino della coercizione.

Secondo Bastiat, le leggi dell'economia sono simili alle leggi della fisica perché sono razionali, inviolabili e riflesso della mente di Dio. Ma in un certo certo esse sono anche più ragguardevoli, dato che coinvolgono un intreccio di elementi che, a differenza di quelli della natura, sono pure senzienti.

“Non condanniamo così l'umanità prima di averne studiato le leggi, le forze, le energie, le potenze. Dopo aver scoperto la legge della gravitazione Newton non pronunciava più il nome di Dio senza scoprirsi il capo. Quanto l'intelligenza è al di sopra della materia, altrettanto il mondo sociale è al di sopra di quello che Newton ammirava, perché il meccanismo celeste obbedisce a leggi delle quali non ha coscienza. Quante più ragioni non avremmo noi di inchinarci davanti la Sapienza eterna all'aspetto del meccanismo sociale, dove vive pure il pensiero universale, mens agitat molem, ma che presenta di più il fenomeno straordinario che ciascun atomo è un essere animato, pensante, dotato di quell'energia meravigliosa, di quel principio di qualunque moralità, di qualunque dignità, di qualunque progresso, attributo esclusivo dell'uomo, — la LIBERTÀ!”cit

Bastiat sostiene che la virtù della dottrina della provvidenziale armonia economica è la sua semplicità, che allo stesso tempo è quel che la rende vulnerabile. L'amico della libertà ci ricorda a ogni piè sospinto la semplice verità che Dio creò il mondo con il progetto che liberi individui che procacciano il libero commercio sarebbero stati di beneficio per tutti. Il nemico della libertà, al contrario, non smette mai di immaginare qualcosa di novello e migliore all'apparenza.

La continuà novità e la capacità seduttiva degli schemi statisti è un grosso problema per la visione classica, ma a quanto pare mai tanto quanto il declino della fede in Dio. Quando l'economia moderna cercò di guadagnarsi il rispetto scientifico gettando alle ortiche l'idea di Dio, e infine di ogni tipo di principio stabilito, in un certo senso essa ha segato il ramo sul quale era seduta. L'idea dell'abbondanza provvidenziale era di estrema importanza nella difesa dell'ordine di mercato. Dio ha creato un mondo adatto per noi, ed Egli ci ha creati adatti per il mondo. Le risorse sono abbondanti e reattive alla nostra azione. Per usare una analogia moderna, il commercio e la tecnologia girano con lo stesso software, la mente di Dio. L'uomo e la natura sono perciò compatibili perché hanno lo stesso progettista.

Ma quando il mondo moderno abbandonò la concezione di un mondo scaturito da un progetto per approdare a quella di un mondo governato da ciechi processi evolutivi, il generale consenso per il libero mercato cominciò a sgretolarsi. Vero che c'erano alcuni Darwinisti sociali che usarono l'analogia della selezione naturale per spiegare il processo del mercato. Ma per ogni quasi dimenticato Herbert Spencer che tentò di ricostruire un pubblico consenso per il libero mercato sulla base della sopravvivenza del più adatto, vi furono molti più Marx, Engels, Shaws e Keynes, propagandisti più dotati e candidati più ambiziosi al nuovo ufficio vacante di uomo-dio. Le masse, private così di un progetto, di uno scopo, si sarebbero rifiutate di vivere senza un programma dall'Alto. Se Dio gli doveva essere tolto via, gli si sarebbe dovuto dare al suo posto un nuovo progetto creato da una nuova classe di pianificatori. Ci piaccia o no, coloro che usarono Darwin per spacciare il socialismo al mondo ebbero molto più successo di coloro che lo usarono per propagandare la libertà.

L'economia classica era già al suo secondo secolo inoltrato di vita quando si lasciò Dio alle spalle. Ma avrà fatto bene a farlo, o “Lui”, come Smith, Bastiat e molti altri sembravano credere, è invece fondamentale per l'ordine del libero mercato?


Altri articoli di Jerry Bowyer:

Cosa stava facendo in realtà Charles Dickens quando scrisse Il Canto di Natale?

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Christos Anesti

Gesù di Nazareth, Nemico dello Stato, Giustiziato per Tradimento

mercoledì 19 giugno 2013

La Religione può Fare la Differenza?

di Vishal Mangalwadi

La laicità ha uniformato le élite culturali sia in India che in Occidente, eppure quando esse hanno rapporti nell'ambito del commercio globalizzato si evidenziano inevitabilmente delle differenze. Alcune di queste differenze sono emanazione di visioni del mondo religiose che le persone laicizzate hanno soppresso a livello subsconscio negando che abbiano a che fare con le religioni che hanno plasmato le loro rispettive culture.

Ad esempio, la prima università europea, a Bologna fu una Università Giuridica. Venne fondata e gestita da monaci che studiavano la legge Giustiniana. L'istituzione dell'avvocato nacque nel tredicesimo secolo presso i tribunali dei Vescovi. I vescovi concessero ai monaci e ai preti la licenza di praticare la legge nei loro tribunali dopo aver fatto giuramento di non perseguire il guadagno ma di servire la legge, la giustizia e il Supremo Legislatore. Per gli Europei la Legge era sacra perché la sua sorgente ultima era Dio.

In Europa c'era rispetto per gli avvocati anche quando questi difendevano criminali conclamati, e questo perché Cristo salva i peccatori. Cristo rispetta la Legge perché Egli è il Legislatore, e si prende cura dei trasgressori perché sono figli di Dio. Egli salva i trasgressori della legge (di Dio) per riformarli e trasformarli in cittadini onesti e probi.

Dato che i primi avvocati in Europa erano preti e monaci, essi non avevano problemi ad ascoltare le confessioni dei loro clienti, e in seguito a perdonarli. La legge Europea è però oggi ormai completamente laicizzata, e quasi nessuno più crede che Dio è la fonte ultima della Legge o che la missione della professione di avvocato sia quella di creare una società giusta servendo la Legge. Eppure, a livello incoscio, la nostra cultura presuppone ancora che gli avvocati dovrebbero essere servitori della legge e non del profitto.

Così, mentre la legge e le professioni forensi in Europa nacquero in un'atmosfera teologica e religiosa, per buone ragioni filosofiche e culturali la cultura indù-buddista-animista Indiana non ha prodotto né una università giuridica né l'istituzione dell'avvocato. Pertanto, gli avvocati indiani sono veramente dei laici, anche se fossero dei religiosi nella vita privata. La religione non ha alcuna relazione con la professione legale, che è stata istituita per noi [indiani] da inglesi come Lord Thomas Babington Macaulay. Quindi gli indiani generalmente intraprendono la professione giuridica solo per fare soldi. La creazione di una nazione giusta riformando i trasgressori della legge, non è percepita né come la loro missione professionale, né come la loro missione personale.

Questo significa che le imprese indiane (come molte aziende laiche in Occidente) hanno il "piccolo" problema di dover assumere un esercito di esperti e abili avvocati, messi lì con il solo obiettivo di danneggiare le imprese loro concorrenti. E così, per poter competere in un mercato laicizzato, non è sufficiente per un impresa avere prodotti e servizi di qualità superiore a costi inferiori, ma le occorrono pure dei costosi avvocati. Ed ecco che la legge laicizzata, invece di servire il capitalismo, diventa un ostacolo al libero mercato.

Man mano che l'Europa e l'India verranno sempre più a contatto, le piccole imprese in Europa dovranno prepararsi a competere con una cultura che non crede che sia immorale dare falsa testimonianza per distruggere un rivale trascinandolo in tribunale con false accuse. E questo perché la cultura religiosa indiana non crede che comandamenti come "ama il prossimo tuo come te stesso", o "non fare agli altri ciò che vorresti fosse fatto a te" ci siano dati dal Legislatore che è anche il nostro Giudice Ultimo.


Vishal Mangalwadi è autore dei libri The Book that Made Your World, How The Bible Created the Soul of Western Civilization. e This Book Changed Everything: The Bible’s Amazing Impact on Our World Altri articoli di Mangalwadi:

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